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Riqualificazione energetica, in Italia c’è un mercato da 80 miliardi di euro

01/10/2018
Per la riqualificazione energetica dell’intero patrimonio immobiliare italiano sarebbero necessari investimenti per circa 80 miliardi di euro nei prossimi 20 anni: lo stock residenziale (oltre 17,2 milioni di immobili) necessiterebbe di oltre 65,2 miliardi di euro, gli immobili a uso commerciale e terziario richiederebbero 14,6 miliardi di euro. I dati arrivano dal secondo Osservatorio sulla sostenibilità e sulla Sicurezza realizzato da Scenari Immobiliari in collaborazione con Johnson Controls. La ricerca ha analizzato i prezzi del mercato immobiliare delle maggiori città italiane in relazione alla classe energetica, rilevando che le differenze di prezzo tra gli edifici in classe A e quelli di classi inferiori sono più evidenti nelle zone periferiche (in media +30%). Nelle zone centrali invece, c’è un maggiore appiattimento delle quotazioni (+20% tra classe A rispetto a E, F e G), riconducibile al ruolo preponderante della localizzazione nella determinazione del prezzo di vendita. La situazione è diversa nel mercato della locazione: il valore aggiunto della classe energetica A si attesta in media al +26% nelle zone centrali, contro il +15% riscontrato nelle zone periferiche. Nel comparto commerciale l’incremento delle quotazioni immobiliari legato all’avanzamento di classe energetica risulta invece più lineare, con prezzi e canoni in crescita con l’avvicinarsi del centro città. Green building, smart building e smart city scontano un certo ritardo probabilmente legato alla recente crisi economica, anche se non mancano esempi di successo, legati soprattutto alle realtà aziendali locali di maggiore dimensione, alle imprese estere insediate sul nostro territorio, alle città metropolitane e alle regioni più virtuose. “Nonostante la ricerca abbia confermato un rapporto direttamente proporzionale tra la classe energetica di appartenenza e le quotazioni immobiliari - dichiara Francesca Zirnstein, Direttore Generale Scenari Immobiliari - uno sguardo più attento alle dinamiche interne ai principali centri urbani suggeriscono una sostanziale indifferenza rispetto allo ‘sconto’ derivante da minori spese per l’approvvigionamento energetico”. “La tecnologia è la capacità di rispondere alle sfide del nostro tempo con soluzioni ingegnose - commenta Francesco Giaccio, Managing Director Johnson Controls Italia - Oggi è da considerarsi un must, una priorità irrinunciabile. Gli edifici e il costruito in generale sono uno dei fondamentali driver della domanda di efficienza energetica e di sicurezza, e la consapevolezza su come le tecnologie possano integrarsi e interagire tra loro lungo tutto il ciclo di vita degli edifici, consente di fare delle scelte operative nella fase iniziale di progettazione piuttosto che a posteriori quando il costruito è già in funzione”. Sostenibilità ambientale dell’edificio = qualità del costruito La sostenibilità ambientale del costruito - spiega la nota di Scenari Immobiliari - rappresenta un requisito irrinunciabile per i nuovi sviluppi immobiliari e per le riqualificazioni. La capacità di limitare l’impatto ambientale di un edificio è diventata sinonimo di qualità del costruito, grazie agli sforzi compiuti negli anni a tutti i livelli della filiera edilizia e del mercato immobiliare. Questo trend virtuoso è stato capace di incoraggiare innovazioni a partire dagli ambiti prettamente tecnici fino ad arrivare alla progettazione architettonica e alle modalità di fruizione degli ambienti costruiti. Con esso si è assistito allo sviluppo di nuove culture progettuali che mettono al primo posto lo studio e il conseguimento di una efficace mitigazione degli effetti sugli ambienti interni ed esterni dell’edificato, con l’obiettivo di massimizzare comfort e sicurezza ed efficientare i consumi energetici. Innovazioni tecnologiche, prescrizioni normative e l’emergere di un nuovo tipo di domanda sempre più consapevole delle tematiche ambientali, hanno consentito negli ultimi anni la diffusione di strumenti, pratiche e prodotti sempre più efficienti senza per questo compromettere la qualità dei servizi offerti. L’edilizia è stata uno dei primi settori ad assistere a questa rivoluzione guidata inizialmente dall’evolversi delle norme sul risparmio energetico degli edifici e, in seconda battuta, da una domanda sempre più sensibile ai costi di un edificio poco efficiente e in molti casi intenzionata a rendere nota la propria attenzione nei confronti delle tematiche ambientali. L’efficienza energetica diventa oggi uno dei parametri principali nella definizione della qualità di un edificio, in quanto in grado di rispecchiare la qualità della progettazione. Se la riduzione di gran parte dei consumi energetici avviene ancora mediante soluzioni che interessano le componenti statiche dell’edificio (involucro, aperture, copertura), le innovazioni tecnologiche degli ultimi anni hanno consentito di ottenere ulteriori margini di efficientamento mediante l’evoluzione delle componenti attive dell’edificio. Il livello di consapevolezza di un edificio nei confronti delle attività svolte al proprio interno e delle condizioni ambientali esterne è diventato determinante per consentire all’immobile di operare in piena efficienza. L’Italia, tuttavia, sembra restare ancora indietro. La crisi dell’edilizia dell’ultimo decennio e la parcellizzazione della proprietà in tutti i comparti del mercato immobiliare hanno frenato la rigenerazione del patrimonio edificato, che si trova oggi in una condizione di arretratezza con consistenti ricadute sul valore degli immobili. In tutti i comparti si osserva un ampliamento della forbice delle quotazioni degli immobili di nuova costruzione e recuperati nel rispetto dell’ottenimento di una elevata efficienza energetica. Gli investimenti necessari ad eseguire interventi di riqualificazione energetica sull’intero patrimonio immobiliare dei tre principali comparti richiederebbero circa 80 miliardi di euro nei prossimi vent’anni. Lo stock residenziale da solo necessiterebbe di oltre 65,2 miliardi di euro per riqualificare tutto lo stock realizzato tra il dopoguerra e il duemila, corrispondente ad oltre 17,2 milioni di immobili. Tra gli immobili a uso commerciale e quelli a uso terziario la cifra necessaria per le riqualificazioni si attesta nell’ordine dei 14,6 miliardi di euro, in questo caso coinvolgendo l’intero stock non ancora interessato da interventi di riqualificazione negli anni passati (pari a 3,1 milioni di unità).

Buon Compleanno dal Geom. Salvo Foti e da tutto lo staff SITecnis

13/09/2018
Se si acquistata un appartamento con i benefici “prima casa”, trasferendovi la residenza, è possibile dopo un po' di tempo trasferirla in un altro appartamento nello stesso comune senza perderne i benefici? A chiarirlo l’Agenzia delle Entrate, rispondendo alla domanda di una contribuente tramite la posta di FiscoOggi. Benefici prima casa e cambio di residenza L’Agenzia ha ricordato che tra le condizioni richieste dalla legge per usufruire dei benefici “prima casa”, vi è quella in base alla quale l’acquirente deve avere, o deve stabilire entro 18 mesi dall’acquisto, la propria residenza nel territorio del comune in cui è ubicato l’immobile. Tuttavia, l’Agenzia ha specificato che “nel caso di successivo cambio di residenza all’interno dello stesso comune, non si determina la decadenza dai benefici”. Benefici prima casa: in cosa consistono Si tratta di una serie di agevolazioni fiscali finalizzate a favorire l’acquisto di immobili da destinare ad abitazione principale. Per esempio, con i benefici “prima casa” sono ridotte sia l’imposta di registro, se si acquista da un privato, sia l’Iva, se si acquista da un’impresa. Inoltre, non sono dovuti imposta di bollo, tributi speciali catastali e tasse ipotecarie sugli atti assoggettati all’imposta di registro e quelli necessari per effettuare gli adempimenti presso il catasto e i registri immobiliari. Agevolazioni prima casa: chi ne può usufruire Queste agevolazioni interessano chi acquista un’abitazione principale e, in generale, si applicano quando: - il fabbricato che si acquista appartiene a determinate categorie catastali: A/2 (abitazioni di tipo civile); A/3 (abitazioni di tipo economico); A/4 (abitazioni di tipo popolare); A/5 (abitazioni di tipo ultra popolare); A/6 (abitazioni di tipo rurale); A/7 (abitazioni in villini); A/11 (abitazioni e alloggi tipici dei luoghi). Le agevolazioni prima casa non sono ammesse, invece, per l’acquisto di un’abitazione appartenente alle categorie catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (abitazioni in ville) e A/9 (castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici); - il fabbricato si trova nel comune in cui l’acquirente ha (o intende stabilire) la residenza o lavora; - l’acquirente rispetta determinati requisiti (non essere titolare di un altro immobile nello stesso comune e non essere titolare su tutto il territorio nazionale di diritti di proprietà, uso, usufrutto, abitazione o nuda proprietà, su un altro immobile acquistato, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa). Dal 1° gennaio 2016, i benefici fiscali sono riconosciuti anche all’acquirente già proprietario di un immobile acquistato con le agevolazioni, a condizione che la casa già posseduta sia venduta entro un anno dal nuovo acquisto.

Coperture, che differenza c'è tra lastrico solare e terrazzo?

08/08/2018
Quale differenza urbanistica sussiste tra un lastrico solare e un terrazzo e quali autorizzazioni sono necessarie per la trasformazione di una copertura in un terrazzo praticabile? A specificarlo il Tar della Campania nella sentenza 24/2018 in cui ha rigettato il ricorso di un proprietario che, nell’ambito di lavori di manutenzione straordinaria e d’adeguamento e riqualificazione funzionale, aveva trasformato un lastrico solare già pavimentato in un terrazzo abitabile con ringhiere e panchine in muratura senza richiedere il permesso di costruire. Lastrico solare Vs terrazzo: differenze Nel rigettare il ricorso il Tar ha evidenziato che “la semplice posa in opera di pavimentazione su un lastrico solare è da qualificarsi come intervento di manutenzione straordinaria” ( e quindi non necessita di permesso di costruire) se non si realizzino ringhiere, parapetti o altre strutture che ne possano mutare la sua destinazione di utilizzo e lo rendano adibito alla presenza stabile di persone. I Giudici riconoscono l’esistenza di una differenza, in termini di disciplina urbanistica, tra un lastrico solare e un terrazzo. Il primo è una parte di un edificio che, pur praticabile e piana, resta un tetto, o quanto meno una copertura di ambienti sottostanti. La terrazza, invece, è intesa come ripiano anch’esso di copertura, ma che nasce già delimitato all’intorno da balaustre, ringhiere o muretti, indici di una ben precisa funzione di accesso e utilizzo per utenti. Da lastrico solare a terrazzo: quale autorizzazione richiedere Il Tar ha sottolineato che, “nel caso si realizzi un cambio di destinazione d’uso trasformando un solaio di copertura, per cui non è prevista la praticabilità, in terrazzo, mediante specifici interventi edilizi, sia necessario il permesso di costruire”. Anche nel caso in esame, infatti, era necessario tale titolo abilitativo perché il lastrico solare di copertura era destinato alla fruizione stabile da parte del ricorrente, che, oltre a pavimentare aveva apposto ringhiere di protezione. I Giudici, quindi, hanno sottolineato che anche “la trasformazione di un tetto di copertura in terrazzo calpestabile modifica gli elementi tipologici formali e strutturali dell’organismo preesistente – risolvendosi in ultima analisi in una alterazione di prospetto e sagoma dell’immobile – e, quindi, non rientra nella categoria del restauro e risanamento conservativo, bensì in quella della ristrutturazione edilizia”. Di conseguenza, “il mutamento di destinazione d’uso della terrazzae il complesso delle opere connesse (rivestimento dell’area di calpestio, apposizione di fioriere prefabbricate e scala di accesso interna in muratura a ridosso del piano finestra) necessita del permesso di costruire, tenuto conto che esse realizzano un aumento del carico urbanistico nonché, almeno in parte, una modifica del prospetto dell’edificio”.

Tettoia, obbligatorio il permesso di costruire

07/08/2018
Tettoia, smontabile o fissa è ormai obbligatorio essere in possesso del permesso di costruire. Il Tar Sicilia ha revisionato la questione “titoli abilitativi per elementi d’arredo outdoor” rivedendo la sentenza precedente ed effettuando modifiche. La revisione è più che altro una tutela per i privati che sentono di essere stati danneggiati da opere realizzate dai vicini. Il Tar spiega che per qualsiasi intervento edile, è ormai necessario essere in possesso di permessi e che in caso di problematiche sarà possibile rivolgersi alla Pubblica Amministrazione che ha il compito di negare o autorizzare le costruzioni. Tettoia, quando la Cila non basta Tettoia, la comunicazione Cila va bene per qualsiasi tipologia di intervento? Assolutamente no in quanto si tratta di una comunicazione di inizio lavori asseverata che viene inviata al Comune e può essere richiesta solo in caso di costruzione di opere non invasive e non fisse, soprattutto non in centro storico. Tutti i lavori edili iniziati in possesso di Cila non possono essere denunciati con richiesta di annullamento, può solamente essere sollecitato l’inizio delle verifiche da parte dell’amministrazione che a quel punto può ricorrere a controlli per verificare che i lavori non abbiano grande impatto sul territorio e che siano quindi regolari. In presenza di lavori che non recano danni all’ambiente, effettuati però in assenza di Cila si rischia una sanzione. Mentre in presenza di Certificazione e di lavori eseguiti in difformità, coloro che credono di essere stati danneggiati da confinanti, possono diffidare il Comune conseguentemente obbligato ad un provvedimento espresso.

Arredi da giardino permessi si, permessi no?

07/08/2018
Arredi da giardino quali sono i limiti da rispettare, è obbligatorio essere forniti di permessi o è possibile iniziare i lavori senza limiti? Secondo gli ultimi decreti il problema degli arredi da giardino dovrebbe essere stato così risolto: pergolati, gazebo e pergotende non necessitano di titolo edilizio. Con questo si intende dire che installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di arredi da giardino di dimensioni limitate, smontabili, quindi non stabilmente infissi al suolo sono ammessi senza il rischio di sanzioni. Arredi da giardino, condizioni per interventi privi di permessi Arredi da giardino installabili senza permessi sì è vero, ma bisogna fare attenzione ad alcune condizioni. I pergolati ad esempio non sono tutti uguali: Pergolati dotati di struttura leggera non ancorati al pavimento, di scarse dimensioni, precari, rientrano nell’edilizia libera perchè non trasformano il territorio. Pergolati di dimensioni rilevanti, stabili, fissi quindi ancorati al pavimento diventano delle vere e proprie strutture che necessitano di permessi di costruzione. Un esempio possono essere i pergolati in cemento o in ferro, fissi, stabili, sicuri e vanno ad ampliare l’immobile già esistente. E poi ci sono il gazebo e la veranda, anche qui sono da valutare le caratteristiche del manufatto, la consistenza, le misure. Il gazebo per esempio non è indicato per aumentare le dimensioni dell’immobile, mentre la veranda essendo una struttura mediamente chiusa dal punto di vista edilizio potrebbe comportare un aumento di volumetria dell’edificio e per questo necessita di permessi. E’ quindi fondamentale che l’arredo non abbia una volumetria che può incidere sulle dimensioni della vecchia struttura o che possa creare un nuovo spazio.

Codice civile e rapporti con il vicinato: innesto muro di confine

06/08/2018
Codice civile, modifiche e aggiornamenti interessanti sullo scottante argomento “rapporti con il vicinato”. A chi rivolgersi per chiarimenti di qualsiasi tipo? In genere ad essere interpellata è una platea di professionisti molto ampia, si tratta di geometri, ingegneri, architetti e spesso addirittura magistrati, mediatori o dirigenti pubblici. I problemi con il vicinato, sia che si tratti di immobili a sè, case singole che condividono un muro di confine, sia che si tratti di un condominio, sono davvero tanti. Ma adesso sembra essere stato raggiunto un accordo che mette fine a qualsiasi diatriba. Codice civile, indennità per innesto muro di confine Codice civile, articoli e norme, intervengono per trovare e garantire la soluzione finale per risolvere qualsiasi disguido e problematica e dare ad ognuno i propri diritti. Quindi secondo le recenti modifiche del codice civile, se il vicino volesse servirsi del muro di confine già esistente per innestare sopra un secondo muro proprio, potrà farlo senza avere alcun obbligo di informare i vicini o chiedere loro permessi. Basterà quindi pagare un’indennità; infatti secondo quanto citato nell’art. 876 c.c. il vicino ha il diritto di fare uso del muro esistente sul confine per innestarvi un capo del proprio muro, si parla quindi di congiunzione ermetica tra l’uno e l’altro. Nel caso in cui dovessero essere recati dei danni al muro di confine è ovvio che questi resterebbero a carico di chi ha chiesto ed effettuato l’innesto, mentre in caso di sisma o catastrofi naturali i danni da pagare verrebbero equamente divisi tra i proprietari.

Casa del futuro?

03/08/2018
Casa del futuro pronta in pochi mesi, modulare, progettazione digitale, zero margini di errore, la soluzione ideale per coloro che vogliono spendere poco senza rinunciare alla sicurezza. L’edilizia fa passi da gigante permettendo di abbattere i costi ed i tempi di realizzazione, offrendo una casa a portata di tutti. Casa del futuro, attenzione alla progettazione Casa del futuro, materiali, isolamento si, isolamento no, bisogna fare particolare attenzione ai dettagli per avere la certezza di ottenere un prodotto finale sicuro e che meriti tanto. Qualcuno scommette sul legno con sistema a incastro flessibile, tempi di realizzazione? 20 giorni per ben due piani! Qualcun altro pensa all’acciaio, con tecnologia off-site per un fabbricato antisismico mantenendo la spesa piuttosto bassa e contenuta e portando a termine la realizzazione in tempi davvero record. Grazie a recenti studi, prove e ricerche è stato messo a punto (e probabilmente è stato anche raggiunto un bel traguardo) un prototipo in acciaio steelmax con impatto ambientale zero grazie al quale il fabbricato può addirittura assumere le forme di una villetta dotata di patio, loggia, oltretutto isolata, da ingrandire qualora si avesse bisogno di maggiore spazio. Grazie a questa innovazione in campo edile oggi è possibile produrre la propria casa in uno stabilimento, vederla nascere e crescere con la possibilità di apportare modifiche e personalizzazioni anche in fase di finitura. Ma quali sono le fasi di realizzazione? Preparazione del terreno Autorizzazioni Fabbricazione, durante la quale per esempio in due giorni vengono costruite le mura ed il tetto (di circa 300 metri quadri). Montaggio.

Ecobonus 2018: tutte le novità sulle detrazioni

03/08/2018
Ecobonus 2018, dopo giorni di polemiche e discussioni sembrano essere stati ridefiniti i criteri tecnici da rispettare per far sì che gli interventi di riqualificazione energetica (esclusa ristrutturazione e messa in sicurezza sismica) rientrino nella richiesta delle detrazioni fiscali. La novità di questi giorni riguarda i codici di tributo, ovvero, grazie al nuovo decreto, il beneficiario della detrazione potrà cedere il credito alle imprese o ai soggetti privati, la stessa cosa vale per il cessionario che potrà effettuare un’altra cessione. I codici tributo da usare in F24 sono: 6890 denominato Ecobonus con l’utilizzo in compensazione del credito ceduto ai sensi dell’art.14. 6891 denominato Sismabonus con l’utilizzo in compensazione del credito ceduto ai sensi dell’art.16. Ecobonus, massimali di costo e soggetti ammessi Ecobonus ha fissato dei massimali specifici di costo per ogni intervento. Ecco le prestazioni e le installazioni ammesse: caldaie e generatori di aria calda a condensazione tra 200 e i 250 euro/kW, coibentazione in strutture opache verticali e orizzontali da 80 a 250 euro/m2, collettori solari tra 600 e 1000 euro/m2, finestre e infissi che vanno da 350 euro al m2 nelle zone climatiche A, B o C a 450 euro/m2 nelle zone climatiche D, E ed F, installazione di sistemi domotici 25 euro/m2 con possibilità di detrazione su spesa minima, isolamento copertura interna, isolamento copertura esterna, micro-generatori 1000 euro/kW, pompe di calore di potenza termica inferiore a 35 kW, 650 euro/kW pompe di calore di potenza termica superiore a 35 kW 750 euro/kW, riqualificazione energetica da 500 euro/m2 nelle zone climatiche A, B e C a 575 euro/m2 nelle le zone climatiche D, E, F;, scaldacqua a pompa di calore da 1000 a 1250 euro, schermature solari 180 euro/m2. Mentre per quanto riguarda i soggetti ammessi all’agevolazione si tratta di: Persone fisiche, enti e soggetti che richiedono interventi a edifici già esistenti, anche rurali. Titolari di reddito d’impresa, che richiedono interventi su immobili detenuti. Istituti autonomi per case popolari, per migliorare la prestazione energetica di immobili propri, gestiti da terzi. Cooperative di abitazione con proprietà indivisa assegnati in godimento a soci.

IMBIANCARE: Come scegliere un artigiano imbianchino.

02/08/2018
Come la pittura, anche la decorazione degli ambienti è un arte. Troppi sono coloro che, pensando si tratti di un lavoro facile dai risvolti ovvi, si rivolgono a un figlio, a un nipote, a un amico per pitturare le pareti di una casa e di una stanza, spesso con risultati disastrosi. Quello dell’ imbianchino è il classico lavoro ingannoso, apparentemente facile, che in breve tempo diventa tedioso e stressante, e così, una cosa che doveva essere fatta in uno o due giorni, può arrivare a durare settimane e con risultati molto deludenti. Molti sono i prodotti che si vedono in tv e che promettono miracoli, ma ad essere sinceri, un buon imbianchino, con una buona formazione professionale ed esperienza, non necessita nient’altro che rullo e pennello, una scala e poco altro. Se vi rivolgete a dei professionisti, ci sono alcuni punti che devono essere chiariti, in quanto anche in questo caso è abbastanza comune incontrare persone che promettono meraviglie, e finiscono col combinare un pessimo lavoro. E’ opportuno non credere troppo alla pubblicità o alla descrizione di un annuncio o inserto, in quanto ovviamente tutti sono bravi a parlare bene del proprio lavoro ma pochi poi lo rispecchiano pienamente in fase di realizzazione. In questo caso è sempre meglio affidarsi all‘esperienza di amici o conoscenti che vi possano consigliare un buon imbianchino che già ha lavorato con loro. In caso non conosciate nessuno che possa consigliarvi, allora chiedete più di un preventivo o cercate su internet quale sarebbe un prezzo ragionevole per ciò che richiedete. Sicuramente dovrete cercare di fare riferimento ad un imbianchino che svolga questa attività come professione principale, in quanto sarà in grado, sicuramente, di realizzare un lavoro migliore rispetto a chi, invece, si occupi semplicemente di arrotondare grazie all’attività di imbiancatura delle pareti. Inoltre, qualora l’imbianchino vi sia stato raccomandato da un’altra persona, cercate di prendervi un momento per valutare il lavoro che esso avrà svolto. Le pareti della casa del vostro amico parleranno molto di più rispetto a ogni tipo di opinione personale. Potrete, ad esempio, notare se l’imbianchino abbia lasciato macchie di colore, se non abbia coperto bene il battiscopa, oppure se si sia limitato nella scelta della pittura, optando per materiali di scarsa qualità. Parte della scelta è anche determinata dalle garanzia che le persone possono offrirvi.Chiarite fin da subito il tempo che si tarderanno in realizzare la opera, e chiedetegli quali sono le garanzie che offrono, ossia che sono disposti a darvi nel caso si presentino ulteriori ritardi. Chiedetegli quante persone verranno a lavorare e prendete in considerazione eventuali consigli che sono disposti a offrivi, o correzioni alla vostra idea: è sintomo di professionalità individuare dal principio a quali problemi andranno incontro. Se vi chiedono un preventivo normalmente è per comprare il materiale; non pagate il lavoro in anticipo perché se qualcosa andasse storto sarà più difficile che vi restituiscano tutto il denaro; chiedetegli fatture e scontrini del materiale che vi stanno facendo pagare, è un vostro diritto. Se vi sembra di risultare antipatici nel farlo, potete sempre appellarvi al fatto che vi serve per scaricarlo dalle tasse. In molti casi, inoltre, i committenti tendono a voler risparmiare il più possibile riferendosi ai sistemi di vendita di buoni per ottenere l’imbiancatura della casa. Il vantaggio che si avrà, ad esempio, scegliendo un coupon sarà sicuramente costituito dal prezzo, che sarà molto concorrenziale. Tuttavia, in tanti casi, i clienti hanno riportato delle brutte esperienze legate a tali sistemi, siccome sarà la vostra casa a dover essere rinfrescata, il consiglio è sempre quello di non voler limitare troppo il prezzo pagato.D’altronde, un professionista ha sempre il diritto di essere giustamente retribuito per il lavoro svolto e questo dovrebbe essere un particolare da non trascurare anche nel caso di un imbianchino. Una volta scelto il vostro imbianchino potrete concordare il giorno di inizio dei lavori, cercando anche di coordinare le attività con il vostro tempo a disposizione. Potrà essere opportuno in questi casi, nel limite del possibile, monitorare il lavoro, presentandovi sul posto e controllando come procede. Controllate, ad esempio, la copertura che verrà effettuata prima della realizzazione del lavoro: i mobili dovranno essere coperti, così come gli infissi e il battiscopa, in modo da evitare di richiedere una pulizia estenuante alla conclusione delle attività di imbiancatura. Cercate sempre di chiarire ogni tipo di particolare e non abbiate timore a chiedere dei chiarimenti, anche durante lo svolgimento delle attività: a volte una semplice domanda vi potrà porre al riparo da molti problemi successivi e anche dalle classiche incomprensioni che possono verificarsi in questi casi.

Come eliminare definitivamente il problema del ponte termico

02/08/2018
Un ponte termico è una zona locale in cui è presente una discontinuità tale per cui, il flusso di calore tra interno ed esterno è differente, solitamente maggiore rispetto al resto delle strutture, causando dei punti freddi. Ad esempio le discontinuità costruttivepossono verificarsi quando una struttura è realizzata con materiali eterogenei come un’intelaiatura in cemento armato tompagnata con laterizi, o una struttura in acciaio tompagnata con cristalli, nei punti di contatto tra i due materiali. Le discontinuità di tipo geometrico, invece, sono quelle che si verificano, ad esempio, in corrispondenza degli spigoli tra le pareti, tra parete e solaio o tra parete ed infisso. In definitiva, i ponti termici si formano nelle zone accanto ai pilastri, alle finestre, alle travi, ai balconi ed ai davanzali, oppure nella malta tra gli interstizi dei mattoni. Il problema principale che ne deriva è naturalmente la dispersione termica dall’interno dell’abitato verso l’esterno. Altro effetto del ponte termico è rappresentato dalla formazione di condensa e si verifica quando l’umidità presente negli ambienti, incontrando una superficie con temperatura più bassa, cambiando di stato, si trasforma in acqua. La conseguenza di ciò è rappresentata dalla comparsa di muffa causata dal raffreddamento delle zone immediatamente circostanti, perché tali tipi di funghi attecchiscono laddove trovano le condizioni favorevoli, come l’umidità e le basse temperature. Infine, altro problema da menzionare è la dilatazione termica di materiali diversi che, a contatto tra loro, creano dei micro movimenti che possono causare distacchi e formazione di crepe, con il conseguente degrado di tutta la facciata. Come eliminare il problema del ponte termico Nel caso in cui si fosse già presentato il problema del ponte termico, è possibile adottare tutti quei interventi specifici che consentano di agire fin da subito alla sua risoluzione. Ad esempio, la scelta dell’isolante giusto può portare a grossi miglioramenti; con l’applicazione dello strato isolante, si otterrà una riduzione delle perdite di calore dall’involucro nel punto specifico, in cui si noterà anche una diminuzione della condensa superficiale che spesso si viene a formare. Un’altra soluzione è rappresentata dall’isolamento a cappotto che consiste nell’applicazione sulle pareti esterne del manufatto, di una serie di pannelli coibenti, utilizzando collanti speciali e tasselli. Attraverso questo intervento viene ovviato il problema delle dispersioni, in quanto vengono limitate direttamente dall’esterno, coprendo l’edificio proprio come una giacca. Vi è poi un intervento più invasivo, utilizzato solitamente nelle ristrutturazioni e consiste nella demolizione della parte edilizia che funge da ponte termico con conseguente rifacimento. Nel caso in cui il ponte termico sia attribuito ai serramenti, è possibile adottare soluzioni per migliorare anche qui la situazione. I sistemi più diffusi sono i vetri termoisolanti, preferibilmente supportati anche da serramenti e strutture con bassa conducibilità termica. Infine, anche l’utilizzo di ottime guarnizioni idonee alle strutture su cui andranno applicate può limitare il problema.

Parete divisoria in finta pietra.

31/07/2018
Fin dall’antichità, nel settore delle costruzioni edili, la pietra è sempre stata uno dei materiali più utilizzati. Nel momento in cui si decide di ristrutturare casa può essere piacevole ricreare un aspetto rustico delle pareti in pietra in uno o più ambienti, ma si tratta di lavori piuttosto lunghi che richiedono manodopera con particolare esperienza nella posa delle pareti in pietra per interni. Inoltre, realizzare una parete in pietra naturale è spesso costoso e complicato. I prezzi sono alti perché il materiale va montato con grande maestria e la materia prima costa. L’alternativa è quella di creare delle pareti in finta pietra ricreando in modo assolutamente veritiero, murature tanto antiche quanto preziose, in grado di donare calore e personalità anche alla più anonima delle stanze. Queste pareti si adattano perfettamente sia agli ambienti interni che a quelli esterni: soggiorni e salotti, cucine, stanze da letto, tavernette, camini, bagni e per rivestimenti di facciate esterne. L’intento è quello di dar vita ad un ambiente caldo e davvero tanto accogliente. I pannelli in finta pietra sono costituiti da frammenti di pietra naturale (90% circa) che vengono amalgamati con leganti speciali come argilla, cemento e ossidi di ferro (10%) per dar vita a blocchetti singoli o assemblati a forma di pannello dove vengono riprodotti per diversi canoni di posa. Presentano delle caratteristiche tecniche sorprendenti: sono impermeabili, ignifughe, antigelivi, sottili, facilmente lavorabili e colorate con tutta la gamma naturale.

Stucco veneziano: cos’è, come applicarlo, storia e Fai da Te

30/07/2018
Indiscussa Top decorazione murale, lo stucco veneziano riesce “nonostante i suoi quattromila anni” ad affascinare ancor oggi moltissimi estimatori, che per via di una serie di caratteristiche, lo rendono un prodotto unico nel suo genere. Lo stucco veneziano è un prodotto decorativo che serve per realizzare la nota tecnica dello stucco veneziano. Questa classica ed antica decorazione arricchisce gli ambienti riuscendo a donare uno stile raffinato, elegante e dai morbidi toni di colore. Una delle caratteristiche principali che contraddistingue lo stucco veneziano è quello di rendere le superfici completamente lisce, planari ma soprattutto lucide. Chiaramente lo stucco veneziano essendo una tecnica di decorazione sopraffina viene generalmente eseguita da un professionista esperto del settore anche se è possibile cimentarsi con il fai da te attraverso prodotti alternativi. Stucco veneziano: principali caratteristiche Lo stucco veneziano viene classificato come un prodotto a calce, pertanto la sua composizione prevede un impasto di più componenti minerali come il grassello di calce, i carbonati di calcio, degli additivi ed un’impalpabile polvere di marmo. In passato i maestri artigiani producevano in prima persona la composizione dello stucco veneziano. Oggi con l’avvento delle nuove tecnologie sono disponibili confezioni di stucco veneziano già pronte all’uso in vari formati e dalle prestazioni garantite. Una specifica peculiarità che caratterizza lo stucco veneziano è che oltre all’aspetto estetico, offre numerosi vantaggi sotto il profilo della traspirabilità e della resistenza alla muffa. La manutenzione dello stucco veneziano Una buona regola per preservare nel tempo lo stucco veneziano è quella di fare un’adeguata manutenzione periodica. Ogni due anni bisognerà difatti lavare le pareti con uno speciale detergente disciolto in acqua calda. Inoltre a parete asciutta bisognerà ripassare la cera protettiva. Stucco veneziano: la storia Pare che i primi lavori in stucco veneziano risalgono a circa quattromila anni fa ed abbiamo origine Mediorientale. Successivamente questa tecnica venne “adottata” dalla Repubblica Veneziana che rendendosi conto che effettivamente questo intonaco presentava eccezionali caratteristiche di resistenza all’umidità e bellezza lo adottarono per abbellire le ville di pregio del luogo.

Crepe sui muri orizzontali, oblique e verticali

30/07/2018
E’ inevitabile: qualche crepa sui muri si forma sempre. Lunghe oppure corte, verticali, oblique, orizzontali, ma il problema non è tanto una deturpazione estetica dei muriquanto riuscire a stabilire se si tratta semplicemente di “segni” lasciati dall’assestamento o se le fessurazioni indicano un cedimento delle strutture. Nel primo caso si tratta di un comportamento normale dei materiali da costruzione che, non possedendo un’altissima capacità elastica, tendono a formare sottili fessurazioni nell’intonaco. Ben diverso è invece il caso delle crepe da cedimento che indicano una certa debolezza dell’edificio e vanno dunque indagate con cura per evitare pericolose conseguenze. La comparsa di una crepa non deve perciò lasciare indifferenti, si deve scoprire il motivo per il quale si è formata e quindi si deve intervenire con il rimedio più opportuno. Le principali cause della formazione delle crepe Le cause che portano alla formazione delle crepe sono numerose e possono avere origini strutturali e non strutturali. Le prime possono essere dovute alla scarsa qualità dei materiali, a carichi eccessivamente elevati, a cedimenti del terreno sul quale sorge l’edificio, oppure a eventi accidentali come incendi, forti urti dovuti a veicoli e, non da ultimo, terremoto. Hanno invece origine non strutturale le crepe dovute alla dilatazione o al ritiro dei materiali edili o al diverso assorbimento dell’umidità. E’ chiaro che, mentre queste ultime fessurazioni non denotano alcun pericolo per la stabilità l’edificio, quelle che hanno invece origine strutturale vanno prese in seria considerazione e necessitano dell’esame di esperti che indichino le soluzioni più adatte per porvi rimedio. Vediamo ora però più da vicino le diverse crepe che si possono notare nelle murature e che molto spesso danno luogo a: – uno schiacciamento con l’espansione laterale – effetto ad arco Non si devono poi dimenticare le lesioni che si presentano nei punti dove le murature sono sottoposte a un maggiore sforzo come in prossimità di porte e finestre e infine vanno citate le anche quelle crepe che si manifestano nel caso l’edificio sia stato costruito in varie fasi. In questo caso si mostrano fessurazioni verticali nei punti di giuntura tra i muri a indicare che le due parti dell’edificio hanno subito un assestamento diverso. Per quel che riguarda lo schiacciamento, il segnale più evidente che sull’edificio sta gravando un peso eccessivo è dato dalla formazione di crepe orizzontali, crepe che non vanno affatto sottovalutate e per le quali è necessario intervenire prontamente dopo essersi rivolti a un esperto. Altrettanto preoccupanti sono le fessurazioni oblique che compaiono sui muri esterni: stanno a indicare che il peso dell’edificio non è ben distribuito e alcune aree del terreno sottostante hanno ceduto. Una manifestazione analoga si può avere anche nel caso di abbassamenti della falda acquifera. Crepe sui muri quando preoccuparsi: possibili rimedi I rimedi che vengono messi in campo per ridare sicurezza all’edificio sono molteplici, si può infatti procedere con: • drenaggi per eliminare l’acqua che ristagna al di sotto dell’edificio • palificazioni e sotto murazioni per consolidare le fondazioni • infiltrare il terreno con apposite resine che lo rendono meno cedevole • rinforzare le strutture murarie con legature in ferro, intonaci armati, fibre di carbonio • rinforzare le parti degradate dell’edificio con cemento armato, oppure pietra e legno unite a speciali resine. Adesso che hai meglio compreso l’origine ed i rimedi delle crepe sui muri potrai comportarti di conseguenza per risolvere il problema!

Metropolis® Paints for Lifestyle by Ivas: EFFETTO URBAN

26/07/2018
Rivestire una parete. Non si tratta solo di un gesto meccanico finalizzato a rinfrescare il look di un ambiente. Utilizzando i giusti materiali e i consigli di consulenti professionisti si possono creare suggestioni e atmosfere che nemmeno il miglior arredatore potrà mai offrirvi nella sua interezza. In questo senso si inserisce, nel mondo dei decorativi, una nuova tendenza che, in poco tempo, ha conquistato le copertine dei migliori periodici specializzati, l’interesse dei designer e un grandissimo consenso da parte dei consumatori. Parliamo della linea di effetti decorativi Metropolis® Paints for Lifestyle by Ivas, che si presenta ufficialmente al mondo dell’architettura come una delle soluzioni più innovative per l’arredamento d’interni. Fiore all’occhiello, della vastissima gamma Metropolis composta da oltre 200 combinazioni decorative, è la collezione Urban, uno stile contemporaneo e raffinato che ricrea le atmosfere e il vissuto dei grandi centri metropolitani, con tutte le suggestioni presenti nell’immaginario collettivo. L’effetto Urban punta sull’imperfetto, sulla superficie dall’aspetto disomogeneo, sul richiamo alla quotidianità delle grandi città e dei loro sobborghi underground. Si realizzano quindi superfici ad effetto Cemento, muri sbrecciati e vissuti uniti alla ricercatezza di finiture multi cromatiche e preziose dove la materia mantiene il suo aspetto grezzo ma che al tatto richiama il calore di finiture vellutate. I prodotti della gamma Metropolis sono ecocompatibili, esenti da solventi, hanno ottima resistenza e durata.

Come fare l’effetto calamita sui muri

26/07/2018
La vostra lavagna può essere realizzata su un qualunque muro della vostra casa, ma anche su superfici in cartongesso o legno, l’importante è che la base sia ben asciutta e precedentemente trattata in modo da poter accogliere la nuova vernice. Queste vernici contengono particolari particelle metalliche che una volta asciutte vi consentiranno di attaccare magneti che saranno in grado di trattenere foglietti e messaggi, così da avere a disposizione uno spazio che raccolga tutti i vostri appunti, rendendo anche particolare e colorato un angolo della vostra casa. Come fare l’effetto lavagna sui muri: 1) Scegliete la parete da trattare. Assicuratevi che la parete sia asciutta e pulita e disegnate con una matita la zona nella quale realizzerete la vostra fantastica lavagnamagnetica. La forma della vostra lavagna non dovrà per forza essere quadrata o rettangolare, potrà invece avere una forma astratta, oppure a forma di nuvola o mela, o qualunque altra disegno vi suggerisca la vostra fantasia. 2) Una volta delimitati gli spazi e creata la forma desiderata, è consigliabile coprire con carta e scotch le parti che non andranno verniciate, in modo da evitare macchie e rendervi il lavoro più semplice. Create una specie di cornice più grande della vostra lavagna e poi copritela con carta oppure fogli di plastica, lasciando scoperta soltanto la parte da verniciare. 3) A questo punto, tutto è pronto per cominciare! Scegliete dei vestiti adatti ai lavori di fai da te, usate i guanti e cominciate a verniciare la zona che diventerà la vostra lavagna con una vernice apposita tra quelle in commercio. Queste vernici possono essere passate sia a rullo che a pennello, l’importante è che il lavoro finito sia liscio ed omogeneo e non presenti striature. 4) Una volta coperta tutta la superficie desiderata, seguite le istruzioni sulla confezione della vernice acquistata: generalmente è necessario attendete 5 – 6 ore perché la vernice si asciughi perfettamente. 5) Una volta che la vernice è completamente asciutta, potete decidere di passare una nuova mano sulla parete, per ottenere una maggiore adesione dei magneti. 6) Quando il lavoro sarà del tutto completato e asciutto, rimuovete la protezione che avevate posizionato sulla parete per evitare le macchie e ammirate il lavoro finito! Non vi resta che cominciare a posizionare calamite e fogli per godere del risultato finale! Un ulteriore abbellimento potrebbe essere quello di costruire una cornice apposita per la vostra lavagna magnetica, oppure delimitarla disegnando ai margini delle strisce colorate, o ancora si possono realizzare delle simpatiche scritte che invoglino a lasciare il proprio messaggio! Ci sono in commercio anche dei bellissimi adesivi murali che potreste attaccare ai margini o anche dentro la vostra lavagna. Insomma, scatenate la fantasia e rendete unico il vostro muro!

Come smaltare (verniciare) la vasca da bagno

26/07/2018
Graffi evidenti e sbeccature sullo smalto della nostra vecchia vasca da bagno? La nostra amata vasca da bagno è tutta ingiallita e opaca? Sarebbe necessario sostituirla… Rimuovere una vasca da bagno non è un lavoretto facile ed economico un lavoro “fai da te“, la sostituzione comporta necessariamente la demolizione di parte delle piastrelledel bagno ed il rifacimento del rivestimento, pertanto necessita l’intervento di un applicatore/maiolicatore, comporterà la produzioni di rifiuti ingombranti ed il necessario smaltimento degli stessi presso appositi centri autorizzati al ritiro. Inoltre qualora non si possiedano delle vecchie piastrelle, sarà pressochè impossibile trovarne in commercio altre almeno simili da acquistare...e allora? Non ci resta cheverniciare la vasca da bagno. Con un lavoretto semplice ed economico la nostra vecchia vasca da bagno tornerà a brillare! Procuriamo un acido tamponato, è un prodotto economico (4-5 euro a litro). Lo si può acquistare nelle rivendite edili specializzate o in tutti i colorifici. Questo acido basico che ci aiuterà ad eliminare tutti gli aloni e grasserà a fondo la superficie da trattare. Chiaramente nello svolgimento di detta operazione presteremo la giusta cura nella protezione dei nostri occhi con appositi occhiali ed utilizzeremo dei guanti adatti, nella rivendita specializzata troveremo anche questi dispositivi di sicurezza. Non dimentichiamo di acquistare della carta abrasiva di una grana media, che ci aiuterà a irruvidire la superficie da colorare, un metro di carta va più che bene, per la modica spesa di circa 1 euro. Scegliamo poi uno smalto bicomponente composto da vernice ed indurente che misceleremo insieme nelle proporzioni indicate sulla scheda tecnica del prodotto. Lo smalto bicomponente lo si può trovare in confezione da 2 o da 5 litri, è più costoso rispetto alle normali vernici ma avrà maggiore adesione al supporto e avrà un’asciugatura più rapida rispetto alle normali vernici. ( 15-20 euro al litro e acquisteremo un ottimo prodotto). Procuriamoci un rullo di piccole dimensioni (vanno bene i rullini a pelo corto o spugna) che ci occorrerà per stendere il bicomponente sulle superfici più ampie della vasca,mentre, per le zone di confine con le piastrelle e con la rubinetteria, utilizzeremo un pennello a setole medie che eviterà eventuali sbavature dello smalto, naturalmente sarà possibile anche applicare lo smalto con lo spruzzo (consentirà d’eseguire un lavoro migliore). Non dimentichiamo di comprare un rotolo di nastro di carta per pittori, ci aiuterà a circoscrivere l’area della smaltatura. Tutto pronto? Bene, armiamoci di ingegno e mettiamo a nuovo la nostra vasca! Non trascuriamo il design: lo smalto bianco candido per chi ama la limpidezza delle forme, un’aggiunta di colorante verde acqua o azzurro mare per farci immergere ad ogni bagno con un tuffo in azzurrità, oppure un’aggiunta di colorante che richiamerà o farà pendant con i colori delle nostre piastrelle o degli accessori della nostra sala da bagno. Adesso che abbiamo capito come verniciare la vasca da bagno, non vi resterà che mettervi al lavoro per “ridare nuovo smalto” alla vostra vecchia vasca da bagno!

Verniciare a spruzzo, l’ultima tendenza per la verniciatura delle pareti

26/07/2018
Chi lo ha detto che per verniciare una superficie o un mobile si devono utilizzare esclusivamente pennelli e rulli? Anche in questo campo la tecnologia ci viene incontro, mettendoci a disposizione nuovi strumenti e nuove tecniche di pitturazione. Avete mai sentito parlare di verniciatura a spruzzo? Scopriamo subito di cosa si tratta. Perché utilizzarla? Una pistola a spruzzo professionale permette di verniciare velocemente e facilmente qualsiasi superficie, con risultati sorprendenti. Si tratta di un utensile estremamente facile da maneggiare, che garantisce un livello di verniciatura professionale, precisa e omogenea, e può essere utilizzato anche dai non professionisti. La pistola per verniciare presenta innumerevoli vantaggi, tra cui ad esempio la riduzione degli sprechi e l’assenza di contatto diretto con la superficie da verniciare. Sono inoltre perfette per tutte le superfici, sia verticali sia orizzontali… nonché per i mobili. Il sistema HVLP Gli ultimissimi modell disponibili sul mercato sono realizzati con il sistema HVLP, acronimo che sta per High Volume, Low Pressure, ossia alto volume per bassa pressione.
Un sistema, l’HVLP, che ha completamente rivoluzionato il modo di verniciare a spruzzo. Come? Grazie alla drastica riduzione del cosidetto overspray, che consisteva nella forte dispersione laterale e quindi nel rimbalzo della vernice.
A introdurre questo sistema sono stati dei produttori statunitensi negli anni Ottanta. Da allora, grazie ai vantaggi rispetto ai tradizionali sistemi di verniciatura, l’HVLP si è diffuso a macchia d’olio e rapidamente su tutti i mercati. Quali sono i vantaggi del sistema? Oltre alla eliminazione dell’overspray, si riducono i consumi di prodotto, proprio grazie al fatto che si evitano gli sprechi. Dal punto di vista della qualità, il sistema permette di verniciare senza aloni, con una finitura omogenea, inoltre la possibilità di regolare il getto con estrema accuratezza permette di evitare colature. La regolazione della pistola a spruzzo Per una verniciatura perfetta, va sempre tenuto in considerazione il tipo di vernice che si utilizza e bisogna inoltre impostare la nebulizzazione della pistola a spruzzo. 
È la densità della vernice a fare la differenza in questo senso ed in base a questa che è necessario regolare la dimensione dell’ugello. Ad esempio, se si desidera una pittura coprente l’ugello sarà di dimensione compresa tra 1.7 e 2.0, invece per un effetto meno coprente la dimensione sarà di 1.5. Per seguire un lavoro che non presenti difetti, altri aspetti da regolare sono la pressione, che non deve mai superare i 2,5 Bar, e il ventaglio, la cui ampiezza crescente determinerà una maggiore pressione necessaria. Come usare la pistola a spruzzo Per usare una pistola a spruzzo di tipo elettrico è necessario anzitutto diluire la vernice con acqua per poter evitare la formazione di grumi. Qui non esiste una regola fissa, poiché ogni vernice presenta una composizione e un grado diluente molto diverso, quindi meglio attenersi a quanto riportato sulla confezione. Una volta riempito il contenitore, si può procedere a verniciare eseguendo passaggi dritti e regolari da sinistra a destra. Si devono infatti evitare movimenti circolari, inoltre la pistola va tenuta in senso perpendicolare alla superficie che si sta verniciando e non più lontana di 20 cm.

Smalto poliuretanico: caratteristiche

25/07/2018
Le vernici sono ottimi sistemi per rendere nuovo e più bello ogni tipo di oggetto, e lo smalto poliuretanico, grazie alle sue innate caratteristiche che lo rendono davvero poliedrico, è certamente uno di questi materiali. La composizione dello smalto poliuretanico, che vedrà ovviamente la necessità di utilizzare solventi poliuretanici, vede la presenza di resine poliesteri reticolanti e, ovviamente, anche di pigmenti che consentono di dare ad esso il colore e la giusta coprenza nelle diverse modalità di impiego. Esistono differenti varianti di smalto poliuretanico, sia opaco sia lucido, e anche trasparente oppure con la massima coprenza e dai colori più disparati. Dove si può utilizzare lo smalto poliuretanico? Gli impieghi dello smalto poliuretanico sono molteplici: lo si potrà utilizzare sia sulle superfici in ferro sia su altri tipi di materiali che debbano resistere maggiormente all’abrasione, come il legno e anche il muro, soprattutto nel caso in cui si vogliano ottenere risultati professionali. Teme l’umidità, quindi nella sua applicazione sarà fondamentale una particolare preparazione e saranno necessari anche particolari passaggi che dovranno essere seguiti proprio per poter avere la massima resa nel suo utilizzo. Come si utilizza lo smalto poliuretanico? Lo smalto poliuretanico, oltre che per l’utilizzo di appositi solventi, si caratterizza anche per la necessità di usare un catalizzatore, il quale consentirà una maggiore resistenza e una coprenza eccellente per il prodotto una volta essiccato. Prima di utilizzare il prodotto sarà fondamentale preparare accuratamente la superficie da trattare. Qualora la superficie da verniciare veda la presenza di altri pigmenti sintetici sarà necessario eliminare ciò che già in origine copriva l’elemento da pitturare in modo da non avere difficoltà soprattutto nella resa dello smalto poliuretanico. Bisognerà, inoltre, pulire accuratamente la superficie da trattare, eliminando la polvere e le eventuali macchie oleose che potrebbero compromettere in modo rilevante la resa dello smalto stesso. Nel caso in cui sia necessario applicare lo smalto sul ferro nuovo, si potrà utilizzare il prodotto direttamente, anche se il ferro dovrà essere stato sabbiato, pulito e non abbia ruggine. Nel caso di lamiere zincate si dovrà pulire la superficie e si dovrà passare, prima della vernice, il primer epossidico universale, lasciandolo asciugare prima di passare allo smalto vero e proprio. Lo smalto poliuretanico si può applicare in modi differenti: con il pennello, con il rullo e anche con macchinari a spruzzo, anche se in quest’ultimo caso sarà fondamentale avere un’ottima areazione per evitare di inalare le sostanze tossiche contenute nello smalto stesso. Si dovrà preparare la quantità di smalto che si voglia utilizzare e la si dovrà usare nel termine di tre ore dalla preparazione. Si inizierà a dare una prima mano di prodotto e lo si dovrà far asciugare correttamente, facendo trascorrere dalle 4 alle 5 ore, a seconda del tipo di superficie. Poi, si potrà passare una seconda mano, avendo sempre cura di controllare che la prima si sia completamente asciugata. Per le finiture si potranno effettuare dei piccoli ritocchi nelle aree che abbiano ottenuto una minore coprenza. In ogni caso, si dovrà valutare sempre il lavoro a seconda delle superfici da trattare e delle loro condizioni al momento dell’applicazione dello smalto.

Definizione e significato del cartongesso flessibile

25/07/2018
Il cartongesso è un materiale che si adatta perfettamente a diverse superfici; essendo molto flessibile si presta bene anche per superfici curve, come volte e soffitti a cupola o pareti curve che danno movimento all’ambiente. Il suo punto di forza è proprio quello di consentire la costruzione di strutture curve con andamento continuo che ne amplificano i suoi utilizzi. Mentre un tempo venivano impiegati i profilati tradizionali, praticandovi intagli distanziati di alcuni centimetri in modo da poterli modellare e, a partire da una forma rettilinea, ottenere forme con curvature più o meno accentuate, oggi invece ci sono soluzioni meno laboriose di una volta che garantiscono risultati esteticamente migliori. Si parla di profili a vertebra che si presentano già preintagliati per poterli modellare manualmente e ottenere la struttura con la forma desiderata. Per quanto concerne il rivestimento, vengono adoperate le lastre di cartongesso flessibile che possono essere piegate senza alcuna difficoltà fino a 30 cm di diametro. Le lastre presentano uno spessore che va dai 6 ai 10 mm e dal peso di circa 5 kg, la metà delle lastre usate normalmente. Nonostante il materiale sia così sottile, il cartongesso curvo risulta comunque: Sorprendentemente resistente alla flessione. Idrofugo. Ignifugo. Fonoisolante. Antimuffa. La curvatura del cartongesso Il cartongesso curvo, come quello tradizionale, è facile da modellare e non richiede l’utilizzo di attrezzi poco comuni. Il ridotto spessore e la natura del materiale sono caratteristiche sufficienti che offrono al cartongesso flessibile curvature a raggio abbastanza stretto senza alcun trattamento preliminare di formatura. Si tratta comunque di una forzatura della forma naturale, per cui nelle strutture curve si consiglia sempre un interasse ridotto tra i montanti, circa 30 cm contro i 50-60 tradizionali. Poiché è necessario realizzare il rivestimento in doppio strato in modo di eguagliare la resistenza standard, le lastre di cartongesso flessibile vanno sovrapposte sfalsando le linee di giunzione del secondo strato rispetto al primo. Quando si tratta di arricchire i volumi con superfici che presentano andamenti tutt’altro che lineari, i profili a vertebra mostrano un grande vantaggio: nel momento in cui vengono sagomati per ottenere una forma curva, non si presentano restringimenti della sezione destinata a ospitare i montanti, in quanto le segmentazioni si allargano nella parte esterna della curva e si restringono, senza accavallarsi, in quella interna. Il limite di curvatura è dato dalla lastra, non dal profilo. Per le curvature a S la guida viene sagomata ripiegando le strisce di collegamento su entrambi i lati. Il cartongesso curvo va modellato a mano e le tecniche per curvare le lastre sono due: A secco: in questo caso, si ricorre a lastre sottili che si piegano con più facilità, oppure si può decidere di far fare tutte le curve in cartongesso su misura per poi applicarle sulla struttura. L’effetto poligono, altrimenti visibile, viene poi corretto con la stuccatura e la verniciatura. A umido: in questo caso, invece, per evitare che la lastra si rompa durante la curvatura, la parte che subisce pressione viene inumidita. Dopo la lavorazione, viene passata una mano di isolante per rendere la pittura definitiva uniforme.

Case mobili turistiche, sono opere libere?

25/07/2018
Le case mobili turistiche sono sempre più diffuse, in quanto consentono di realizzare strutture per poter ospitare chi si trovi in visita ad un luogo di villeggiatura in modo molto più semplice e veloce rispetto a quanto accade per quelle in muratura. Tuttavia, anche per tali strutture ci si potrebbe chiedere quali classificazioni siano applicabili e se siano necessarie delle specifiche autorizzazioni. Le risposte a queste domande oggi si trovano nel Glossario unico per le opere di edilizia libera, il Decreto Ministeriale del 2 marzo 2018. Case mobili turistiche e l’edilizia libera All’interno del Decreto si legge come l’installazione, la manutenzione e anche quella che può essere l’eventuale rimozione dei manufatti leggeri come le case mobili turistiche, siano attività che possano rientrare nell’edilizia libera. Tale classificazione può essere resa possibile nel caso in cui l’attività ricettiva sia già stata precedentemente autorizzata sotto il profilo urbanistico, edilizio e anche paesaggistico. Ovviamente, le case mobili turistiche dovranno avere delle caratteristiche specifiche per poter usufruire di tali benefici. Infatti, in tale gruppo si fanno rientrare le roulotte, i camper, le case mobili, le imbarcazioni e tutti gli assimilati. Inoltre, sempre all’interno del Decreto si specifica come tali manufatti possano essere fatti rientrare nel gruppo dell’edilizia libera solamente nel caso in cui le attività per le quali essi siano stati realizzati siano di tipo turistico. Qualora, invece, una casa mobile venga costruita o installata per quelle che possono essere esigenze di tipo abitativo o comunque permanente, sarà sempre necessario ottenere previamente il permesso di costruire.

Ampliare un fabbricato, quale la classificazione dell’opera?

25/07/2018
A molte persone potrebbe risultare necessario ampliare un fabbricato, oppure innalzarne una parte, in modo da renderlo congeniale a particolari esigenze. Certamente, questi interventi possono sembrare a volte di piccola entità, e tante persone possono pensare che sia sufficiente effettuare una variazione al catasto per non cadere in alcun tipo di violazione. Tuttavia, vi possono essere casi nei quali la legge, e le sue interpretazioni, potrebbero non essere così “ampie” e si renda necessario un altro tipo di approccio alla questione. Questo è accaduto anche con la sentenza recente emessa dal Tar Campania, Sezione II di Salerno, la pronuncia 900 del 7 giugno 2018. Ampliare un fabbricato, l’interpretazione dei giudici I giudici del Tribunale Amministrativo si sono trovati ad interpretare la legge in merito alla possibilità di ampliare un fabbricato, oppure di innalzarlo. Nel caso di specie ci si chiedeva se fosse possibile configurare questi tipi di interventi come delle forme di ristrutturazione edilizia, con tutte le conseguenze del caso, oppure se la loro classificazione dovesse essere di altro tipo. Il TAR ha indicato come l’ampliamento, così come l’innalzamento, di un immobile precedentemente esistente non possa configurarsi come una semplice ristrutturazione edilizia, ma come una forma di nuova costruzione. I giudici hanno così ripreso quello che è un orientamento giurisprudenziale ormai noto a riguardo, che non consente di far rientrare nella ristrutturazione le opere che siano di questo livello, e di questo valore. Quindi, chi si occupi di realizzarle dovrà rispettare le disposizioni relative alla costituzionedi una nuova costruzione.

Trasformare un garage in locale abitabile, che titoli edilizi richiedere?

24/07/2018
Trasformare un garage in locale abitabile è possibile anche senza essere in possesso di particolari titoli oppure è vietato dalla legge senza permessi edili? Negli anni in campo edile sono state apportate diverse modifiche, oggi secondo la normativa edilizia articolo 3 comma 1, qualsiasi opera di ristrutturazione urbanistica, manutenzione, restauro, risanamento di un immobile, richiede il permesso edilizio e non di semplice Dia, perché questa tipologia di interventi incide sul carico urbanistico apportando modifiche particolari e di un certo peso. Quindi trasformare dei locali adibiti solamente ad alcuni tipi di servizi come il garage, la lavanderia, la soffitta ad abitazione comporta la modifica sia dei prospetti che il mutamento della destinazione d’uso e non si tratta di irrilevanti trasformazioni. Trasformare un garage in locale abitabile, in quali casi non è necessario il permesso? Trasformare un garage in locale abitabile vuol dire effettuare modifiche a categorie edilizie autonome e non omogenee quindi tra locali accessori adibiti a servizi periodici o momentanei e vani che hanno invece un uso residenziale. Per fare tutto questo è importante prendere in considerazione diversi aspetti partendo per esempio dal profilo igienico sanitario di abitabilità che è l’aspetto più importante e poi considerare l’ampliamento della superficie residenziale e della volumetria autorizzata mediante il permesso di costruire originario. Invece in quali casi non è necessario richiedere permessi? I lavori possono avere inizio senza alcun tipo di permesso in caso di cambio di destinazione d’uso fra tipi di categorie edilizie omogenee perché questi non incidono sul carico urbanistico e non richiedono grosse modifiche.

Detrazione Irpef per costruzione box auto.

23/07/2018
Detrazione Irpef, secondo l’ultima modifica alla legge del 2001, è possibile richiederla anche per la costruzione del box auto? Negli anni molte cose sono cambiate in campo edile, le leggi a favore delle detrazioni per la costruzione dei box auto sono state diverse, si parla della normativa del 2001, poi della modifica del 2004 ed infine di quella del 28 aprile del 2018. Detrazione Irpef ecco le novità Detrazione Irpef quali sono state le modifiche effettuate di anno in anno? Qual è stato il contenuto dell’ultimo decreto legge sulle detrazioni Irpef? Secondo la legge del 2001 per potere usufruire della detrazione fiscale per interventi di recupero del patrimonio edilizio o per la costruzione di posti auto, box, autorimesse (non solo private ma anche comuni) è fondamentale che essi siano pertinenti ad un’unità immobiliare a uso abitativo. In assenza dell’unità immobiliare già completa non è possibile richiedere ed ottenere alcuna detrazione. Con la modifica apportata nel 2004 la detrazione invece spetta anche a chi è in possesso di un’abitazione non ancora ultimata e vuole effettuare interventi di recupero o costruzione box auto. Il rimborso spese in questo caso è molto limitato anche di fronte ad una spesa effettuata in estrema economia e può essere ottenuta mediante documentazioni che attestano il pagamento tramite bonifico. Mentre secondo la modifica del 2018 il proprietario che vuole richiedere la detrazione fiscale, deve essere in possesso oltre che delle documentazioni di pagamento (accettato solo bonifico), anche della concessione edilizia con vincolo di pertinenzialità con l’abitazione.

CROMOTERAPIA: La scelta dei colori nella propria casa.

18/07/2018
Tutto è colore. Intorno a noi è ovunque ed influisce costantemente sul nostro benessere. Che si conosca o no la cromoterapia, tutti associano ad alcuni colori sensazioni molto precise: come il nero per il lutto, il rosso per il sangue o la passione. I colori ci trasmettono costantemente significati. La cromoterapia si occupa proprio di utilizzare i colori per il benessere dell’individuo, è una medicina alternativa comune fin dall’antichità. Ma, come spesso accade, talmente radicata nella nostra storia e nel nostro vivere quotidiano da non aver percezione del suo utilizzo. I greci, i cinesi, gli egizi, gli indiani, a diverse latitudini, in diverse civiltà, fin dall’antichità l’uomo ha visto nell’uso del colore particolari proprietà curative. Certo, non c’è nulla di scientificamente provato, non esistono degli studi clinici che dimostrino con valida oggettività tutta questa conoscenza, però le ricerche finora svolte sul campo testimoniano l’influenza che il colore ha sullo stato emotivo e psichico degli uomini. Il colore e lo spazio Vista l’influenza che il colore ha sulla nostra vita, quale migliore idea c’è di costruire un’abitazione a misura della cromoterapia? Creare spazi in cui il colore possa conciliare l’attività ivi svolta, avere una funzione di rinforzo e terapeutica. Le onde elettromagnetiche emesse dai colori possono aiutarci nello svolgere le nostre quotidiane attività domestiche, se vengono sintonizzate con quelle che sono le nostre necessità. Il corpo recepisce le onde elettromagnetiche a livello inconscio e le trasforma in energia chimica. La cultura orientale ha ben compreso questo; infatti in Giappone per aumentare la produttività in ufficio si utilizzano particolari lampade cromatiche, che modificano – a seconda dell’ora – il loro colore, e di sera viene diffuso un aroma di bergamotto e arancio, per aiutare l’espansione delle sinapsi del cervello. Allo stesso modo, anche qui in Occidente, si vedono applicazioni della cromoterapia, sia specifiche sia per l’arredo. Ad esempio, in alcune terapie legate a malattie gravi, come il cancro, si cerca di combinare la realizzazione di un percorso terapeutico standard con l’utilizzo dei colori, in modo da rilassare la persona e consentirle anche di sopportare meglio le cure, che spesso sono particolarmente pesanti. Inoltre, in tanti avranno notato la prevalenza di alcuni colori in ambienti pubblici: gli ospedali vedono la presenza soprattutto del colore verde alle pareti, legato non solo alla natura ma anche alla tranquillità e alla guarigione, mentre le palestre saranno spesso caratterizzate da colori decisi. Le sale studio, invece, vedranno spesso la presenza di un colore giallo prevalente, che si lega alla concentrazione. Come fare dunque per riprodurre nella propria abitazione un simile risultato? Tabella riassuntiva dei colori e del loro significato Come si può vedere all’interno della tabella, sono presenti differenti tinte e, ad ognuna di queste, si lega non solo un significato ma anche una possibile applicazione. Si potrà iniziare a prendere spunto da questi suggerimenti per cominciare a rendere la propria casa molto più armonica e per applicare il sistema della cromoterapia all’ambiente domestico in modo non solo immediato, ma anche particolarmente originale. La scelta dei colori nella propria casa La scelta cromoterapica degli ambienti domestici non è cosa semplice, bisogna tener conto di numerosi fattori concomitanti. Innanzitutto l’esposizione solare della casa. A seconda di come viene illuminata dai raggi solari nelle diverse stagioni, si avranno effetti cromatici differenti. Anche nei templi egiziani il sole penetrava e veniva scomposto nei colori principali, affinché il fedele potesse scegliere quello più adatto allo stato d’animo del momento. Inoltre bisogna considerare anche la profondità di ogni ambiente, la scelta della pavimentazione in base anche allo scopo precipuo di ogni stanza, ed infine interviene anche il gusto personale di ogni singola persona nella scelta dei colori. Nel caso in cui, ad esempio, il proprio pavimento abbia una tinta molto scura, sarebbe bene scegliere sempre per le pareti una tinta più chiara, pur rimanendo all’interno della scala cromatica scelta per il sistema della cromoterapia. Alcuni prediligono pareti a tinta unita, altri amano decorazioni e macchie varie di colore. Ogni scelta in ogni caso rappresenta un preciso mondo interiore ed esperienziale della persona che lo esprime. Ma vediamo nel dettaglio i colori per ogni ambiente. Sarà anche possibile determinare non solo la necessità di tinteggiare tutta una stanza con un particolare colore, ma si potrà scegliere di modificare solo una parete, oppure il soffitto: anche in questo caso si avranno già degli ottimi risultati, senza dover sconvolgere totalmente l’ambiente nel quale sia stata applicata la nuova vernice. Binomio colore e stanza Oltre alle preferenze personali, in generale si possono individuare quelli che sono abbinamenti classici, e spesso perfetti, tra il tipo di stanza e il colore che vi si applicherà. Il blu è considerato il colore per eccellenza da utilizzare nelle stanze in cui si dorme, o in una eventuale sala massaggi. È un colore rilassante, che allenta la tensione. L’ideale sarebbe non fare una parete di un’unica tonalità, ma sfumarla in modo da rafforzare l’effetto rilassante. Sarà anche possibile scegliere una gradazione di blu non carica, in modo da arrivare ad avere lo stesso risultato a livello cromoterapico ma molto più soft. Rosso o giallo, invece, saranno colori molto adatti per la cucina. Il primo è un colore forte, dinamico, che stimola l’attività e ha un effetto energizzante. Il giallo ricorda l’arcobaleno, la luce del sole e conferisce un certo effetto vivacizzante. Il rosso dovrebbe, comunque, sempre essere utilizzato a piccole dosi, in quanto può determinare un aumento dell’aggressività in chi sia predisposto. Il giallo, invece, sarà adatto anche alle stanze dei ragazzi, in quanto è un colore in grado di stimolare la concentrazione durante le attività intellettuali e lo studio. Verde o arancione, invece, saranno i color da poter utilizzare per il bagno. Il verde è il colore per antonomasia che ricorda la natura e ha effetto sui problemi di stomaco e l’intestino. Invece l’arancione dà energia, ricordando il sole, e produce effetto di defaticamento e stimolazione del metabolismo. Il verde sarà anche molto adatto a tutte le stanze da letto e, insieme anche al lilla e al viola, sarà in grado di portare la mente a ridurre la propria attività frenetica, predisponendosi al riposo e alla quiete. Queste a grandi linee sono le principali caratteristiche di cui tener conto nell’arredamento di una casa a misura cromoterapica.

Costruzioni rurali, quando si possono non dichiarare?

18/07/2018
Le costruzioni rurali potrebbero essere viste come “innocue”, cioè come elementi che non potendo essere utilizzate per abitare non determinino neppure l’obbligo di dichiarazione al Fisco. In realtà, nella maggior parte dei casi, l’obbligo di dichiarazione non sussisterà solamente nel caso in cui le costruzioni rurali non producano reddito. A questo punto, quindi, sarebbe necessario chiarire quando effettivamente un immobile rurale non possa produrre redditi: per capire quali siano le differenze in questi casi è intervenuta l’Agenzia delle Entrate, con un’apposita circolare. Costruzioni rurali, quali non producono reddito L’Agenzia delle Entrate ha indicato come le costruzioni rurali che non producano reddito siano quelle che appartengono al possessore oppure all’affittuario di un terreno sul quale sono presenti. Esse non produrranno reddito se: Destinate all’abitazione delle persone che siano addette alla coltivazione, alla custodia del fondo agricolo o del bestiame; Destinate a consentire una vigilanza rispetto al terreno agricolo; Destinate al ricovero degli animali, oppure alla custodia di macchine, attrezzi e scorte che servano per la coltivazione; Destinate alla protezione delle piante, oppure alla conservazione dei prodotti della terra; Questi tipi di fabbricati, quindi di per sé non possono produrre reddito, in quanto saranno semplicemente strumentali rispetto all’attività svolta sul fondo agricolo, o di coltivazione. Proprio per questo motivo, non sarà necessario dichiarare la loro presenza nel momento in cui si compili il 730 oppure un altro modello previsto dal Fisco. Ovviamente, sarà fondamentale che queste strutture rispettino i canoni previsti dalle legge, e che non siano solo una copertura per altre attività.

Realizzare un soppalco cosa c’è da sapere

18/07/2018
Realizzare un soppalco potrebbe sembrare all’impatto un’impresa abbastanza semplice, in realtà bisogna tenere in considerazione tanti piccoli dettagli che rendono il lavoro lungo e complesso. Ecco perché è importante rivolgersi ad un progettista, un tecnico o meglio ancora un ingegnere per dedicare la giusta attenzione a tutti gli elementi strutturali e al loro posizionamento. Altrimenti, quali sono i rischi e le conseguenze alle quali si va incontro? Sicuramente cedimenti dell’intera struttura su cui il soppalco è stato posizionato. Ma dal punto di vista legale? Per stabilire se, ai fini della realizzazione di un soppalco, sia necessario o meno il permesso di costruire , non bisogna aver riguardo tanto ai materiali utilizzati, quanto piuttosto alla dimensione e alla funzione del soppalco stesso. Una cosa è certa se destinato come ripostiglio, non bisogna dotarsi della previa licenza edilizia ed è sufficiente la Dia. Realizzare un soppalco, travi, parapetto e posizionamento a norma di legge Realizzare un soppalco in sicurezza vuol dire scegliere le giuste dimensioni delle travi e posizionarle in modo che riescano a sopportare un determinato carico. Il posizionamento delle travi è una fase importantissima che potrebbe ridurre in caso di errori la resistenza della struttura ad un evento sismico e dipende dal tipo di abitazione: Struttura a telaio (che riguarda principalmente le vecchie abitazioni): si possono utilizzare degli ancoraggi, dei vincoli esterni che oltre a svolgere il loro lavoro, fungono anche da elementi ornamentali rimanendo visibili. Setti portanti (abitazioni nuove): le travi principali vengono inserite permanentemente sui setti realizzando delle nicchie. Questa modalità di posizionamento mette in sicurezza il soppalco evitando lo sfilamento delle travi anche in caso di sisma. Altro elemento fondamentale è il parapetto composto da traversi orizzontali e montanti che devono essere sistemati ad un’altezza minima di 100cm.

Ristrutturazione, cosa accade ai bonus in caso di permuta?

17/07/2018
In caso di permuta dell’immobile sul quale sono stati eseguiti i lavori di ristrutturazione a chi spetta la detrazione fiscale residua? L’Agenzia delle Entrate ha spiegato cosa accade in questi casi rispondendo a un quesito proposto da un contribuente. Ristrutturazione, bonus fiscali e permuta Il Fisco ha spiegato che, in caso di vendita dell’unità immobiliare sulla quale sono stati realizzati gli interventi di recupero edilizio, la detrazione non utilizzata in tutto o in parte è trasferita all’acquirente per i rimanenti periodi d’imposta, a meno che le parti non si siano accordate in modo diverso. Con la circolare 57/1998 del Ministero delle Finanze è stato già spiegato che l’espressione “vendita” si riferisce a tutte le ipotesi in cui si realizza una cessione dell’immobile, anche a titolo gratuito, quindi anche in caso di donazione. L’Agenzia delle Entrate ha aggiunto che le stesse considerazioni valgono per la permuta. Con la circolare 25/E/2012, l’Agenzia ha già chiarito che, in base all’articolo 1555 del codice civile, “le norme stabilite per la vendita si applicano anche alla permuta, in quanto siano con questa compatibili”. Bonus ristrutturazioni 2018 Con il bonus fiscale sulle ristrutturazioni è possibile detrarre dall’Irpef il 50% delle spese sostenute fino al 31 dicembre 2018, con un limite massimo di 96mila euro, per ristrutturare le abitazioni e le parti comuni degli edifici condominiali. La detrazione è ripartita in dieci quote annuali di pari importo. Sono detraibili le spese sostenute per lavori di: manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali e sulle loro pertinenze. Quando gli interventi di ristrutturazione sono realizzati su immobili residenziali adibiti promiscuamente all’esercizio di un’attività commerciale, dell’arte o della professione, la detrazione spetta nella misura ridotta del 50%. I pagamenti devono avvenire con bonifico bancario o postale da cui risulti la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il codice fiscale o il numero di partita Iva del beneficiario del pagamento. Oltre alle spese per i lavori, sono incentivate anche quelle per la progettazione, l’acquisto dei materiali, la gestione delle pratiche, le perizie e gli oneri di urbanizzazione.

Efficienza energetica edifici, in vigore la nuova direttiva europea

09/07/2018
Parte oggi il conto alla rovescia per l’attuazione della direttiva 2018/844/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia e sull’efficienza energetica: entro il 10 marzo 2020, gli Stati membri dell’Unione europea dovranno mettere a punto la normativa nazionale di recepimento. La direttiva 2018/844/UE, pubblicata sulla Gazzetta europea del 19 giugno scorso ed in vigore da oggi, impone ai Paesi europei di elaborare nei prossimi anni una strategia a lungo termine per sostenere la ristrutturazione degli edifici residenziali e non residenziali, sia pubblici che privati, al fine di ottenere un parco immobiliare decarbonizzato e ad alta efficienza energetica entro il 2050, e di facilitare la trasformazione degli edifici esistenti in edifici a energia quasi zero. La direttiva ha l’obiettivo di migliorare l’efficienza energetica degli edifici attraverso: - la promozione di ristrutturazioni economicamente efficienti; - l’introduzione di un ‘indicatore di intelligenza’ per gli edifici che, grazie all’interazione con la rete, potrà adattare il consumo energetico alle esigenze reali degli abitanti; - la semplificazione delle ispezioni degli impianti di riscaldamento e di condizionamento dell’aria; - la promozione dell’elettromobilità mediante l’istituzione di un quadro per i posti auto destinati ai veicoli elettrici. Efficienza energetica edifici, nuove costruzioni e ristrutturazioni economicamente efficienti Gli Stati membri dovranno fare in modo che, prima dell’inizio dei lavori di costruzione “si tenga conto della fattibilità tecnica, ambientale ed economica dei sistemi alternativi ad alta efficienza, se disponibili”. Per gli edifici oggetto di “ristrutturazioni importanti” invece, gli Stati dovranno favorire l’utilizzo di “sistemi alternativi ad alta efficienza, nella misura in cui è tecnicamente, funzionalmente ed economicamente fattibile” e si dovranno “prendere in considerazione le questioni del benessere termo-igrometrico degli ambienti interni, della sicurezza in caso di incendi e dei rischi connessi all’intensa attività sismica”. Efficienza energetica edifici, gli ‘indicatore d’intelligenza’ Entro la fine del 2019, la Commissione europea dovrà sviluppare l’‘indicatore d’intelligenza’, uno strumento che misuri la capacità degli edifici di migliorare la propria operatività e interazione con la rete, adattando il consumo energetico alle esigenze reali degli abitanti. L’indicatore di predisposizione degli edifici all’intelligenza dovrà tener conto delle caratteristiche di maggiore risparmio energetico, di analisi comparativa e flessibilità, nonché delle funzionalità e delle capacità migliorate attraverso dispositivi più interconnessi e intelligenti. Efficienza energetica edifici e mobilità elettrica La nuova direttiva introduce requisiti sulla mobilità elettrica: gli edifici non residenziali di nuova costruzione e sottoposti a ristrutturazione importante con più di 10 posti auto dovranno essere dotati di almeno un punto di ricarica per veicoli elettrici, ai sensi della direttiva 2014/94/UE” e predisposti alla successiva installazione di punti di ricarica per almeno un posto auto su cinque. Entro il 1° gennaio 2025 gli Stati dovranno fissare “requisiti per l’installazione di un numero minimo di punti di ricarica per tutti gli edifici non residenziali con più di 20 posti auto”. Gli edifici residenziali di nuova costruzione e sottoposti a ristrutturazione importante con più di 10 posti auto dovranno essere predisposti all’installazione in ogni posto auto, di infrastrutture di canalizzazione, cioè condotti per cavi elettrici per punti di ricarica per i veicoli elettrici. Per gli edifici residenziali e per quelli non residenziali sono previste deroghe, tra cui l’esenzione per gli interventi di nuova costruzione o ristrutturazione importante la cui richiesta di permesso di costruire sia stata presentata entro il 10 marzo 2021. Tali deroghe dovranno essere espressamente previste dalle normative nazionali. Ricordiamo che in Italia dal 1° gennaio 2018 il titolo abilitativo per i nuovi edifici è vincolato alla predisposizione di infrastrutture elettriche per la ricarica dei veicoli.

Perché luglio è il mese migliore per ristrutturare casa?

04/07/2018
Luglio è il mese perfetto per mettersi anima e corpo nei lavori di ristrutturazione della propria casa. In generale la mole di lavoro in luglio diminuisce, quindi è più facile dedicarsi alle questioni domestiche e magari riuscire ad avere dei permessi per vigilare i lavori in corso d'opera. Il clima caldo certo non aiuta, però permette di prescindere da diversi tipi di comfort, come ad esempio l'acqua calda e, evidentemente, il riscaldamento. Anche i lavori che riguardano infissi e serramenti sono tipici dei mesi estivi. Gli esperti di Habitissimo stilano una lista dei lavori adatti al mese di luglio. I vantaggi di imbiancare casa a luglio Imbiancare casa in luglio è un fenomeno tutt'altro che raro. In estate la voglia di cambiamenti e di ordine domestico aumenta in modo esponenziale, e complici le lunghe giornate, si ha l'impressione che il tempo a disposizione sia molto di più, e che ci si possa quindi dedicare a offrire più cure al proprio ambiente domestico. Bisogna riconoscere che, anche dal punto di vista pratico, il periodo migliore per dipingere la propria casa è quello che va da fine primavera a fine estate, perché la pittura possa asciugarsi più facilmente. Attenzione, se è vero che il caldo velocizza i tempi, le giornate con un tasso di umidità alto possono rappresentare un ostacolo al processo di asciugatura delle pareti. Quando si imbianca nel periodo estivo un altro vantaggio pratico è che si possono lasciare tranquillamente le finestre aperte giorno e notte, senza provocare dispersione di energia e di calore. Questo fa sì che l'odore di imbiancatura se ne vada più in fretta e che i muri non tardino ad essere asciutti. Qualche consiglio sui materiali: la tempera e l'idropittura sono lavabili ed ecologiche, perfette per le stanze ma da evitare in bagno e in cucina. Luglio è il mese perfetto per rinnovare il bagno Ristrutturare il bagno è sempre una nota dolente, soprattutto per tutti coloro che non dispongono di un secondo bagno. Vedere le proprie possibilità di igiene personale ridursi repentinamente non è piacevole, per questo luglio può essere un buon mese per procedere. Come per la caldaia, rimanere senza acqua calda durante i lavori non è un problema. Il problema sussiste quando per qualche giorno oltre all'acqua manca anche la doccia. Quello è il momento in cui prendersi un momento di vacanza, passare la giornata in piscina e sfruttare al massimo le docce degli spogliatoi! Se si vogliono fare interventi importanti, come trasformare la vasca in doccia o cambiare le tuberie, l'estate è il periodo più indicato. Anche per i piccoli interventi di ristrutturazione del bagno luglio è perfetto, soprattutto se si vuole andare in grandi centri di bricolage, perché con buona parte della popolazione in vacanza, l'affollamento generalmente è inferiore rispetto ad altri mesi dell'anno. Cambio e manutenzione della caldaia Cambiare la caldaia è sicuramente uno dei lavori per cui non farsi scappare il mese di luglio. Che si tratti di cambio, manutenzione oppure di ordinaria revisione, meglio non rischiare di sforare, e trovarsi con l'autunno e i primi freddi improvvisi alle porte. Le docce fredde non sono un problema in estate e spesso si tratta di lavori che non richiedono molto tempo. Un vantaggio di procedere con i lavori relativi alla caldaia in estate è che trattandosi di un tipo di intervento che si è soliti richiedere in inverno, la disponibilità di tecnici è più alta. In più, oltre ad evitare lunghe liste di attesa da parte dei professionisti, essere previdenti significa mettersi in salvo da sorprese poco gradite in piena stagione invernale. Se poi la caldaia ha già fatto il suo corso, può essere l'occasione di cambiarla e optare per una caldaia di design, da lasciare a vista. Giardinaggio per i ritardatari Il giardino e la terrazza dovrebbero già essere al top e più che sfruttabili nel mese di luglio. Se così non fosse, per tutti quelli che sono in ritardo sulla tabella di marcia, iniziare a luglio non è poi una cattiva idea, perché le giornate sono lunghe e la possibilità di sfruttare il proprio spazio verde non va lasciata scappare. Per quanto riguarda i lavori in muratura come barbecue, portici, e piscine è importante tenere sempre presente la normativa vigente, mentre per interventi temporanei, come un gazebo smontabile e tende da sole, in generale si può procedere senza problemi. Tutto quello che invece riguarda la vera e propria cura delle piante in questo mese è molto importante. I sistemi di auto irrigazione ad esempio, sono un aiuto prezioso alla salute del giardino e della sua vegetazione: in questo mese le innaffiature devono essere frequenti e sempre nelle ore più fresche, va benissimo la mattina presto o verso sera. Un'altra attività da non trascurare è la potatura delle piante e la rimozione delle foglie e dei fiori secchi. Per quanto faticosa è importante mantenere un livello di manutenzione minima, e in caso di giardini grandi e poco tempo a disposizione, la cosa migliore è rivolgersi a un professionista. Cambiare gli infissi e i serramenti Cambiare gli infissi è un altro di quei lavori che si tende a posticipare. Grazie all'intervento dell'Unione Europea e al lavoro di sensibilizzazione che sta svolgendo promuovendo le case passive, ovvero a impatto zero sull'ambiente, anche in Italia da qualche anno si stanno prendendo provvedimenti e vengono periodicamente erogati ecoincentivi. Il ruolo degli infissi nel consumo energetico di un'abitazione è davvero decisivo, perché determina la dispersione del calore e di conseguenza i costi di climatizzazione dell'ambiente. Luglio è il mese indicato per questo tipo di lavoro perché la necessità di trattenere il calore non è necessaria, e si può prescindere dagli infissi per qualche giorno. Lo stesso discorso fatto per gli infissi vale per i serramenti, dai quali si può momentaneamente prescindere quando fa molto caldo. Se poi si tratta di serramenti in alluminio, installarli durante il periodo estivo è un obbligo. Il materiale è soggetto a variazioni a causa dei cambiamenti climatici, montarli quando le temperature sono particolarmente basse significa rischiare che con l'arrivo del caldo il loro volume aumenti, causando rotture. Per evitare possibili danni, meglio attivarsi per procedere in estate.

COLORI AD ALTA RIFRANGENZA: IL “NUOVO NERO” E I VANTAGGI NELL’USO ESTERNO

02/07/2018
Quando si parla di isolamento termico a Catania(così come in buona parte delle città del Sud Italia), il più delle volte, si pensa a fronteggiare il freddo piuttosto che il caldo. D’altronde, con cinque mesi l’anno di caldo torrido (a fronte di poche settimane di freddo) il problema principale è quello di difendersi dall’afa che, in Sicilia, può essere davvero aggressiva. Chi abita all’ombra del vulcano ha imparato che anche i colori hanno la loro importanza in merito alla temperatura percepita. I colori freddi (su tutti il nero) tendono ad assorbire le radiazioni luminose trattenendo il colore (avete presente la classica macchina nera che in estate diventa un forno?). Ideale sarebbe quindi dipingere le facciate di appartamenti e villette solo di bianco e giallo paglierino. Una soluzione comoda ma inapplicabile, soprattutto se facciamo i conti con le nuove tendenze in materia di colore. Ecco quindi che ci vengono in soccorso i colori termoriflettenti (o ad alta rifrangenza), delle vernici fondamentali quando si parla di isolamento. Il vantaggio di utilizzare colori temori flettenti in esterno, è quello di mantenere basso l’indice termico della parete isolando quindi la casa dal caldo. Questo prodotto permette di ottenere gli stessi benefici anche con i colori freddi che smettono di attirare il caldo come al solito. L’ormai utilizzatissimo grigio lava, il bordeaux, testa di moro e tutti gli altri colori di tendenza dell’ultimo periodo potranno quindi essere applicati senza limiti relativi alla temperatura.

SOLAI

03/07/2018
Sin dai tempi antichi i solai hanno sempre dato problemi. Nell'epoca antica non c'erano materiali che garantivano la giusta flessibilità del solaio. Il legno:il legno è stato un pò abbandonato e poi è stato ripreso con la scoperta del legno lamellare(un tipo di legno molto più resistente in grado di coprire spazi sino a 80m). Il legno,paragonato all'acciao è molto scarso,ma se lo rapportiamo al rapporto peso-resistenza,è anche migliore dell'acciao. Ma cos'è un solaio? Un solaio è quell'elemento edilizio che forma una struttura orizzontale in corrispondenza dei vari piani dell'edificio. Le sue caratteristiche fondamentali sono le seguenti: Ha un intradosso PIANO. Rispetto le volte i solaio godono di alcuni vantaggi: -Riduzione del peso proprio, grazie all'eliminazione dei tipici elementi riempienti che si usano nelle volte. -Semplicità di costruire pavimenti, perché poggiano su un piano. -Minori vincoli per il posizionamento dei muri di spina(muri divisori, interni). TIPOLOGIA DEI SOLAI I solai possono essere: -In legno -In acciaio e laterizi -In calcestruzzo armato -In lamiera gracata -A pannelli per sistemi di prefabbricazione. I solai in legno sono di costruzione semplice e rapida, e gli elementi che lo costituiscono sono in grado di resistere i carichi, fino ad una luce(distanza)di 3-4m. Oggi ,i solai in legno non vengono quasi più usati,e se vengono usati,si utilizzano nel restauro di vecchi edifici. I solai semplici: sono costituiti da una serie di travetti disposti parallelamente con un interasse che va dai 50 ai 100cm;ai quali è sovrapposto un assito di tavole che va da 3 ai 6cm(di spessore). Solai composti: abbiamo detto prima che coi comuni solai in legno si possono creare luci non maggiori ai 4 m. Con i solai composti, si possono fare anche luci più grandi: disponendo travi, dette TRAVI PRINCIPALI, con interassi minori di 4m che costituiscono l'appoggio per i travetti. Solaio alla francese: Detto anche alla veneziana, è costituito da travetti a interasse di 25cm con l'assito disposto LONGITUDINALMENTE in modo da evitare inconvenienti degli antichi solai in legno, cioè la caduta di polvere dagli interstizi. E importante ricordare che le sezioni delle travi e dei travetti deve avere una certa proporzione, cioè, la base è 5,è l'altezza 7. Per esempio se costruisco una trave di base 10,l'altezza deve essere 14(cm). L'appoggio sulle murature: l'appoggio delle travi sulle murature viene realizzato tramite un dormiente che ha la funzione di ripartire il carico su tutta la superficie del muro. L'estremità delle travi erano munite da delle staffe di ferro, che avevano una funzione di ancoraggio, queste staffe, si chiamano: bulzoni. L'assito dei solai(in legno)costituisce la base dove poggia il sottofondo per il pavimento, con eventuali strati di isolanti termo-acustici. L'intradosso del solaio in legno: L'intradosso del solaio in legno può essere lasciato anche a vista se si vuole. In passato i soffitti venivano fatti molto più alti e molto riccamente decorati. Verso la seconda metà dell'ottocento, ci fu un notevole sviluppo di acciaio che permise di sostituire il legno. I travetti in legno furono sostituiti dai PROFILATI IN ACCIAIO, chiamati putrelle. Molto resistenti a flessione. Solai con profilati di acciaio e voltine di mattoni: disposti a UNA TESTA oppure meno comunemente in foglio. I profilati erano in genere posti in opera con interasse di 80-100cm. Mentre la MONTA dell'arco delle voltine era compresa tra 1/15 e 1/20 dell'interasse. Solai di profilati e volterrane: Solai costituiti all'estremità detti copriferro sui quali poggiavano tre elementi intermedi detti volterrane capaci di sostenersi per contrasto una sull'altra. Le volterranee non sono altro che blocchi di mattoni. Il copriferro aveva lo scopo di realizzare: -Continuità -E agevolare l'intonacatura. Solai con volterrane o con tavelloni: Questi son stati possibili realizzarli grazie all'introduzione della tecnica dell'ESTRUSIONE che ha permesso di modellare i mattoni con forme particolari. Solai di profilati e tavelloni: Questi solai erano costituiti da tevelloni collocato su dei laterizi (copriferro)che ne consentivano l'appoggio su profilati, disposti a interasse che va da 80 a 100 cm. Tavellina: funzione di controsoffitto, e porta intonaco. L'appoggio sulle murature: L'appoggio sulle murature è molto più semplice, perchè alle estremità vengono inserite apposite staffe di ferro, collegate a un bulzone con tondi di ancoraggio, inglobati nel getto di un cordolo di calcestruzzo perimetrale. I solai di calcestruzzo armato sono molto resistenti e efficaci. Il cemento armato permette di realizzare solai in grado di coprire grandi luci e di resistere molto bene ai carichi. E' perfetto per gli edifici situati in zona sismica. Si possono avere solai: -In solette piena(o solaio in getto pieno) -Solai misti di calcestruzzo armato e calcestruzzo armato PRECOMPRESSO con blocchi di laterizio o/e di altri materiali, inerti(sabbia, ghiaia, pietritti ).

PITTURE MAGNETICHE ED EFFETTO LAVAGNA: IL MURO CHE NON TI ASPETTI

02/07/2018
Fino a qualche tempo fa, quando si parlava di personalizzazione delle pareti di casa, al massimo la scelta era tra vernici e carta da parati. Oggi personalizzare una parete significa farlo davvero, senza alcuna limitazione e mettendo in pratica tutte le idee creative che vengono in mente. Molte di queste, ad esempio, si possono realizzare con la pittura magnetica. Si tratta di una speciale vernice disponibile in un enorme varietà di colori che permette direndere una parete una superficie multi funzionale e creativa. Il muro smette di essere solo un piano colorato ma diventa ogni giorno un complemento d’arredo sempre nuovo: si appendono calamite, biglietti di auguri, targhe e un numero praticamente infinito di oggetti che si rimuovono o spostano in un attimo e senza fare fori. Una soluzione che spesso viene abbinata alla pittura magnetica è quella della pittura ad effetto lavagna. Pensata per uno stile decisamente urban dell’arredamento, la pittura lavagna può in realtà – a seconda dello spazio occupato –arricchire anche una cucina delle più tradizionali. In molti casi le due pitture – magnetica e lavagna – vengono passate su un pilastro o una piccola parete della cucina. Il risultato è incredibile: si può scrivere la lista della spesa, ci si può far disegnare i bambini mentre si cucina, si possono appendere post it o altri memo, cartoline e persino impreziosire una parete con disegni artistici o ironici sempre nuovi. Naturalmente l’effetto prodotto è diverso a seconda dello spazio sfruttato e le due pitture si adattano perfettamente a qualsiasi ambiente e conferiscono una personalità di carattere anche ad uffici e aziende.

Obbligo termovalvole, ecco come effettuare l’analisi tecnico-economica

02/07/2018
E’ in vigore da quasi un anno obbligo d’installazione delle termovalvole nei condomini con impianti di riscaldamento centralizzati; per supportare i progettisti nella valutazione della fattibilità dell’intervento l’Enea sta sviluppando un software per l'analisi tecnico economica dei sistemi di contabilizzazione e ripartizione del calore. Al momento è online il software (sviluppato da ENEA e dal Dipartimento DICEM dell'Università di Cassino) in versione foglio di calcolo. Il tool è distribuito in versione "beta test" per consentire agli utenti di provarne le funzionalità ed inviare eventuale commenti prima della pubblicazione della versione definitiva. Contabilizzatori di calore: le funzionalità del software Enea La versione base del software è stata oggetto di una ottimizzazione che ha consentito di effettuare modifiche e miglioramenti come l’inserimento di un foglio di istruzioni, la possibilità di stampa di un foglio di riepilogo/certificato, da completarsi a cura del progettista incaricato della valutazione e la possibilità di inserimento manuale dei costi e del beneficio atteso (a cura del progettista in base al tipo di intervento in esame ed ai preventivi disponibili). Il software si compone di 7 fogli di calcolo tra cui il foglio di fattibilità tecnica nel quale il progettista inserisce i dati caratteristici dell’edificio e la tipologia di fluido termovettore e tipo di distribuzione dell’impianto di riscaldamento. Contabilizzatori di calore: la fattibilità economica Il software prevede anche fogli di calcolo che permettono di calcolare i costi necessari e i benefici attesi. E’, infatti, possibile considerare le eventuali maggiorazioni dei costi di installazione in impianti non pienamente predisposti. Una volta inseriti tutti i dati richiesti, il software restituisce il risultato dell’analisi di fattibilità economica insieme ad un riepilogo dei dati di ingresso utilizzati per il calcolo. L’esito della valutazione è positivo se il VAN della differenza Beneficio-Costi al decimo anno risulta positivo. Infine, nel foglio “Stampa certificato” è possibile stampare il riepilogo dell’analisi effettuata, corredandola con apposite note del progettista. Obbligo termovalvole e impossibilità tecnico-economica Come previsto dal Dlgs 141/2016 nei condomini con riscaldamento centralizzato è obbligatorio (dallo scorso 1 luglio) installare i sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore. In caso di inadempimento è prevista una sanzione amministrativa da 500 a 2500 euro per ogni unità immobiliare. Si può evitare la sanzione solo in caso di impossibilità tecnica all’installazione di sottocontatori o una inefficienza in termini di costi (sproporzione rispetto ai risparmi energetici potenziali). Tuttavia tale impossibilità o inefficienza deve essere documentata tramite apposita relazione tecnica (che può fare riferimento alla UNI EN 15459) di un progettista o un tecnico abilitato. In questo caso il software Enea potrebbe svolgere un ruolo importante. Qualora poi sussista un impedimento anche per l’installazione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore da installare in corrispondenza a ciascun corpo scaldante deve essere prodotta una ulteriore relazione tecnica di un progettista o un tecnico abilitato con specifico riferimento alla UNI EN 15459.

Materiali da costruzione: le azioni della temperatura

27/06/2018
Tutti i materiali subiscono l’effetto della variazione di temperatura, che si manifesta nella sua forma più appariscente attraverso una dilatazione o una contrazione. Un aumento di temperatura produce una dilatazione, mentre una diminuzione genera una contrazione. La temperatura non soltanto agisce sull’aspetto dimensionale, ma anche sulle caratteristiche meccaniche e fisiche, basti pensare che può addirittura variare lo stato fisico della materia, con escursioni che vanno da quello solido a quello aeriforme. Generalmente, all’aumentare della temperatura, i materiali subiscono uno scadimento delle caratteristiche resistenziali, mentre, con il diminuire di essa, si ha riduzione della resilienza e della duttilità, aumentando, in definitiva, la fragilità. La temperatura influisce, infatti quella esterna dipende da fatti climatici, quindi varia con le stagioni, con il sito e con le condizioni meteorologiche Test, può assumere il valore compreso tra gli estremi indicati Tmax o Tmin, definiti, rispettivamente, come temperatura massima estiva e temperatura minima invernale dell’aria nel sito della costruzione, con riferimento ad un periodo di ritorno di 50 anni. .La temperatura dell’aria interna, invece, dipende dal tipo di uso della costruzione. Costruzioni in cui vivono persone e che sono quindi dotate di impianto di riscalda mento, generalmente hanno temperatura interna attorno ai 20 °C, anche se nella stagione invernale può essere leggermente inferiore ed in quella estiva leggermente superiore. Tuttavia, la norma assume tale valore come riferimento, fissando la temperatura interna, Tint , proprio pari a 20 °C.

Bonus mobili

26/06/2018
Si può usufruire di una detrazione Irpef del 50% per l'acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione. L'agevolazione è stata prorogata dalla recente legge di bilancio anche per gli acquisti che si effettueranno nel 2018, ma potrà essere richiesta solo da chi realizza un intervento di ristrutturazione edilizia iniziato a partire dal 1° gennaio 2017. La detrazione va ripartita tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo ed è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 10.000 euro. Per usufruire dell’agevolazione è necessario che la data di inizio lavori sia anteriore a quella in cui sono sostenute le spese per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici. La data di avvio potrà essere provata dalle eventuali abilitazioni amministrative o comunicazioni richieste dalle norme edilizie, dalla comunicazione preventiva all’Asl (indicante la data di inizio dei lavori), se obbligatoria, oppure, per lavori per i quali non siano necessarie comunicazioni o titoli abitativi, da una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (articolo 47 del Dpr 445/2000), come prescritto dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 novembre 2011 - pdf Il contribuente che esegue lavori di ristrutturazione su più unità immobiliari avrà diritto al beneficio più volte. L’importo massimo di 10.000 euro va, infatti, riferito a ciascuna unità abitativa oggetto di ristrutturazione. Quali beni La detrazione spetta per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2018 per l’acquisto di: mobili nuovi grandi elettrodomestici nuovi di classe energetica non inferiore alla A+, (A per i forni), per le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica. A titolo esemplificativo, rientrano tra i mobili agevolabili letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, nonché i materassi e gli apparecchi di illuminazione che costituiscono un necessario completamento dell’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione. Non sono agevolabili, invece, gli acquisti di porte, di pavimentazioni (per esempio, il parquet), di tende e tendaggi, nonché di altri complementi di arredo. Per quel che riguarda i grandi elettrodomestici, la norma limita il beneficio all’acquisto delle tipologie dotate di etichetta energetica di classe A+ o superiore, A o superiore per i forni, se per quelle tipologie è obbligatoria l’etichetta energetica. L’acquisto di grandi elettrodomestici sprovvisti di etichetta energetica è agevolabile solo se per quella tipologia non sia ancora previsto l’obbligo di etichetta energetica. Rientrano, per esempio, fra i grandi elettrodomestici: frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi di cottura, stufe elettriche, piastre riscaldanti elettriche, forni a microonde, apparecchi elettrici di riscaldamento, radiatori elettrici, ventilatori elettrici, apparecchi per il condizionamento. Nell’importo delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici possono essere considerate anche le spese di trasporto e di montaggio dei beni acquistati, purché le spese stesse siano state sostenute con le modalità di pagamento richieste per fruire della detrazione (bonifico, carte di credito o di debito. La realizzazione di lavori di ristrutturazione sulle parti comuni condominiali consente ai singoli condòmini (che usufruiscono pro quota della relativa detrazione) di detrarre le spese sostenute per acquistare gli arredi delle parti comuni, come guardiole oppure l’appartamento del portiere, ma non consente loro di detrarre le spese per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici per la propria unità immobiliare. L’acquisto di mobili o di grandi elettrodomestici è agevolabile anche se i beni sono destinati ad arredare un ambiente diverso dello stesso immobile oggetto di intervento edilizio. Adempimenti Per avere la detrazione occorre effettuare i pagamenti con bonifico o carta di debito o credito. Non è consentito, invece, pagare con assegni bancari, contanti o altri mezzi di pagamento. Se il pagamento è disposto con bonifico bancario o postale, non è necessario utilizzare quello (soggetto a ritenuta) appositamente predisposto da banche e Poste S.p.a. per le spese di ristrutturazione edilizia. La detrazione è ammessa anche se i beni sono stati acquistati con un finanziamento a rate, a condizione che la società che eroga il finanziamento paghi il corrispettivo con le stesse modalità prima indicate e il contribuente abbia una copia della ricevuta del pagamento. I documenti da conservare sono: l’attestazione del pagamento (ricevuta del bonifico, ricevuta di avvenuta transazione, per i pagamenti con carta di credito o di debito, documentazione di addebito sul conto corrente) le fatture di acquisto dei beni, riportanti la natura, la qualità e la quantità dei beni e dei servizi acquisiti. Lo scontrino che riporta il codice fiscale dell’acquirente, insieme all’indicazione della natura, della qualità e della quantità dei beni acquistati, è equivalente alla fattura. Rispettando tutte queste prescrizioni, la detrazione può essere fruita anche nel caso di mobili e grandi elettrodomestici acquistati all’estero.

Realizzazione di un piazzale in cemento, quale titolo edilizio è necessario?

26/06/2018
La realizzazione di un piazzale in cemento costituisce nuova costruzione ai sensi dell’art. 3 comma 1, lett. e), d.P.R. n. 380 del 2001, determinando un consumo di suolo e, dunque, una trasformazione tendenzialmente irreversibile di quest’ultimo, che richiede il permesso di costruire. Le opere consistenti nella realizzazione di un piazzale, con funzione di sosta e di manovra di automezzi e di una adeguata via di accesso al medesimo piazzale, non rientrano, per natura ed entità, nel novero delle opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, che siano contenute entro l’indice di permeabilità, ove stabilito dallo strumento urbanistico comunale, che l’art. 6 comma 2, lett. c), d.P.R. n. 380 del 2001 colloca nell’ambito dell’attività edilizia libera, per la quale è prevista solo una previa comunicazione dell’inizio dei lavori, in assenza della quale si applica una sanzione pecuniaria. (T.A.R. Campania Napoli, sez. VIII, 7 novembre 2016, n. 5116).Cosa succede se dichiaro il falso quando richiedo un titolo edilizio?Nel caso di dichiarazioni false alla base del richiesta del titolo edilizio, la PA può intervenire anche dopo la scadenza del termine di 18 mesi previsto per l’annullamento Il nostro ordinamento vede con particolare disfavore l’ottenimento di benefici originato da dichiarazioni false, e secondo l’indirizzo del Consiglio di Stato, sez. V – 15/3/2017 n. 1172 (che richiama sez. V – 3/2/2016 n. 404), in base all’art. 75 predetto “la non veridicità della dichiarazione sostitutiva presentata comporta la decadenza dai benefici eventualmente conseguiti, senza che tale disposizione (per la cui applicazione si prescinde dalla condizione soggettiva del dichiarante, rispetto alla quale sono irrilevanti il complesso delle giustificazioni addotte) lasci alcun margine di discrezionalità alle Amministrazioni; pertanto la norma in parola non richiede alcuna valutazione circa il dolo o la grave colpa del dichiarante, facendo invece leva sul principio di auto responsabilità”. Il comma 2-bis all’art. 21-nonies, introdotto dall’art. 6 comma 1 lett. d) n. 2 della L. 124/2015, statuisce che l’amministrazione conserva il potere di intervenire dopo la scadenza del richiamato termine per l’annullamento d’ufficio (18 mesi) proprio nel caso in cui i provvedimenti amministrativi siano stati “conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell’atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato”, seppur previo accertamento con sentenza passata in giudicato. Sul punto il T.A.R. Lombardia, Brescia, sez. I, nella sentenza 9/6/2017 n. 765 ha avuto modo di chiarire che “laddove una concessione edilizia sia stata ottenuta in base ad una falsa rappresentazione dello stato effettivo dei luoghi negli elaborati progettuali, al Comune è consentito di esercitare il proprio potere di autotutela ritirando l’atto concess-OMISSIS- senza necessità di esternare alcuna particolare ragione di pubblico interesse (cfr. T.A.R. Campania Napoli, sez. III – 7/11/2016 n. 5141 – che risulta appellata – e la giurisprudenza citata, tra cui la pronuncia di questo T.A.R. – 20/11/2002 e T.A.R. Campania Napoli, sez. VI – 12/05/2016 n. 2416, ad avviso del quale in materia di annullamento d’ufficio dei titoli edilizi, quando l’operato dell’amministrazione sia stato fuorviato dall’erronea o falsa rappresentazione dei luoghi, non occorre una specifica ed espressa motivazione sull’interesse pubblico, che va individuato nell’aspirazione della collettività al rispetto della disciplina urbanistica, e in questi casi, si è quindi al cospetto di un atto vincolato); – che, in definitiva, l’interesse pubblico all’eliminazione dell’atto illegittimo è in re ipsa nel caso ritiro di un titolo abilitativo a fronte di falsa, infedele, erronea o inesatta rappresentazione dolosa o colposa, della realtà da parte del relativo destinatario, risultata rilevante o decisiva ai fini del provvedimento autorizzativo (T.A.R. Campania Napoli, sez. VIII – 13/6/2017 n. 3213, che risulta appellata; si veda anche T.A.R. Reggio Calabria – 7/6/2017 n. 527); – che la discrezionalità dell’amministrazione in materia si azzera, vanificando sia l’interesse del destinatario del provvedimento ampliativo da annullare, sia il tempo trascorso (Consiglio di Stato, sez. IV – 14/6/2017 n. 2885)”. Secondo il C.G.A. Sicilia – sez. riunite – 13/3/2018 n. 11, “la dottrina e la giurisprudenza, specificamente in materia urbanistica ed edilizia, non hanno mai avuto alcuna esitazione nel considerare pienamente legittimo e doveroso l’annullamento d’ufficio di atti autorizzativi o concessori rilasciati sulla base di una falsa rappresentazione della realtà fornita dal richiedente, affermando che in tal caso l’annullamento non richiede una particolare motivazione in ordine all’interesse pubblico. Inoltre, è stato più volte ribadito che, in riferimento all’esercizio del potere di autotutela da parte della P.A., non può essere considerato incolpevole l’affidamento di chi abbia prodotto un documento non veritiero e che l’affidamento tutelabile passa attraverso l’accertamento di un comportamento improntato ai canoni della lealtà e della salvaguardia, tipici della buona fede, in capo al privato”.

Efficienza energetica, accordo UE sul target del 32,5% al 2030

26/06/2018
Un accordo politico su nuove regole per migliorare l’efficienza energetica in Europa è stato raggiunto martedì scorso tra i negoziatori della Commissione, del Parlamento europeo e del Consiglio. Il nuovo quadro normativo prevede un obiettivo di efficienza energetica per l’UE per il 2030 del 32,5% con una clausola di revisione al rialzo entro il 2023, e - si legge nel comunicato - mostra l’elevato livello di ambizione dell’UE e il notevole ritmo di cambiamento delle nuove tecnologie e riduzione dei costi attraverso le economie di scala. L’accordo, inoltre: - estende l’obbligo annuale di risparmio energetico oltre il 2020, che attirerà gli investimenti privati e sosterrà l’emersione di nuovi attori del mercato; - consente risparmi energetici reali nel periodo 2021-2030 e oltre, provenienti da nuove ristrutturazioni in ottica di efficienza energetica o da altre misure intraprese nel prossimo decennio; - rafforza le norme sulla misurazione individuale e sulla fatturazione dell’energia termica offrendo ai consumatori - soprattutto quelli in condomini con sistemi di riscaldamento collettivo - diritti più chiari per ricevere informazioni più frequenti e più utili sul loro consumo energetico, consentendo loro di comprendere e controllare meglio le loro bollette del riscaldamento; - richiede agli Stati membri di disporre di norme nazionali trasparenti e pubblicamente disponibili sulla ripartizione del costo del riscaldamento, del raffreddamento e del consumo di acqua calda negli edifici multi-appartamento e multiuso con sistemi collettivi per tali servizi; - affronta gli attuali ostacoli di mercato, comportamentali e normativi, al fine di aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento, la competitività delle industrie dell’UE, ridurre le bollette energetiche dei consumatori e i costi sanitari per la società, affrontando in tal modo anche la povertà energetica e sfruttando gli impatti positivi sulla crescita economica e sull’occupazione. “L’Europa è di gran lunga il più grande importatore di combustibili fossili al mondo - ha dichiarato il commissario per l’energia e il clima Miguel Arias Cañete. L’accordo di oggi rappresenta una grande spinta per l’indipendenza energetica dell’Europa. Molte delle risorse finora spese in combustibili fossili saranno investite in edifici, industrie e trasporti più efficienti: il nuovo obiettivo del 32,5% aumenterà la competitività industriale, creerà posti di lavoro, ridurrà le bollette energetiche, contribuirà a combattere la povertà energetica e migliorerà la qualità dell’aria”.

La sottile differenza tra PREVISIONE e PREVENZIONE

20/06/2018
Leggo con piacere e rammarico la notizia divulgata ieri da ANSA Terremoti, funzionano i primi modelli che li prevedono. Il piacere è nell’articolo, nel vedere come ci si dedichi con profitto alla sismologia, scienza tutto sommato molto recente. E il piacere è anche nell’onestà dei dati riportati; o meglio, nel dire “che siamo lontani anni luce da quello che si intende comunemente con il termine previsione”… Chapeau! “[…] Funzionano i primi modelli per la previsione dei terremoti. Sebbene la strada sia ancora lunga forniscono probabilità accurate, come dimostrano i test della rete internazionale Csep, cui l’Italia partecipa con ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), accanto a California, Nuova Zelanda e Giappone. “Non siamo in grado di dire se domani ci sarà un terremoto, ma di calcolare delle probabilità”, ha detto all’ANSA il sismologo Warner Marzocchi, dell’Ingv. Se le probabilità di un terremoto “sono del 5%, questo significa che in media una volta su 20 in quelle particolari condizioni ci sarà un terremoto”, ha spiegato Marzocchi. Ciò vuol dire, ha rilevato, che “siamo lontani anni luce da quello che si intende comunemente con il termine previsione, ma certamente siamo in grado di indicare come le probabilità cambiano nel tempo e nello spazio”. Da qualche anno i dati vengono trasmessi a livello sperimentale sia alla Commissione Grandi Rischi sia alla Protezione Civile. […]” Il rammarico è, in parte, nel brutto titolo scelto dall’agenzia ANSA; chi si ferma a quest’ultimo capisce infatti che esistono alcuni modelli in grado di prevedere i terremoti. Ma il rammarico è soprattutto nel constatare, ancora una volta, come nel nostro paese si lavori tanto sui numeri e poco sui fatti. Gli altri stati che affiancano l’Italia in questa ricerca (California, Nuova Zelanda e Giappone), oltre a studiare con dedizione il fenomeno “terremoto”, sono abbastanza pragmatici e cinici da constatare che, indipendentemente dal calcolo delle probabilità, la scossa prima o poi arriva; preso questo come dato di fatto, allora è necessario muoversi con urgenza sul patrimonio edilizio e infrastrutturale esistente. Ripeto, con urgenza. In Italia no. In Italia ci proviamo, arranchiamo, siamo goffi… Viviamo nella colpa di far crollare il nostro immenso patrimonio culturale arroccandoci dietro alla scusa di non poter intervenire per preservarlo. Non vogliamo sentir parlare di assicurazione sugli immobili ma paghiamo miliardi di accise ogni anno, istituite a partire dal 1968 per far fronte alle varie ricostruzioni. Abbiamo festeggiato per il Sismabonus ma ci abbiamo messo un anno e mezzo per capire che demolire e ricostruire costituisce una valida strategia per ridurre il rischio sismico su un edificio non adeguato (risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 27 aprile 2018). Ecc … con noia. La disparità è troppa tra le micro-percentuali degli studi dell’INGV e quello che potremmo/dovremmo fare anche senza conoscere nel dettaglio ogni singola scossettina.

Bonus ristrutturazione, ecco quando spetta per ‘demolizione e ricostruzione’

18/06/2018
È possibile fruire del bonus ristrutturazione del 50% nell’ipotesi di ristrutturazione con demolizione e ricostruzione se si mantiene la stessa volumetria dell’edificio preesistente e si tratta di fedele ricostruzione. A ricordarlo l’Agenzia delle Entrate nella Circolare 7/E del 2018. Bonus ristrutturazione nei casi di ‘demolizione e ricostruzione’ L’Agenzia ha chiarito che con gli interventi di ristrutturazione edilizia è possibile aumentare la superficie utile, ma non il volume preesistente. Nell’ipotesi di ristrutturazione con demolizione e ricostruzione, infatti, la detrazione compete solo in caso di fedele ricostruzione, nel rispetto della volumetria dell’edificio preesistente (fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica). La detrazione è ammessa anche se l’intervento di ristrutturazione edilizia con demolizione e ricostruzione comporti uno spostamento di lieve entità rispetto al sedime originario. L’Agenzia, infatti, ha ribadito che la nozione di sagoma edilizia è intimamente legata all’area di sedime del fabbricato e considerato che il legislatore ha eliminato il riferimento al rispetto della sagoma per gli immobili non vincolati, tale modifica non comporta la perdita del bonus. In caso di demolizione e ricostruzione con ampliamento della volumetria preesistente, la detrazione non spetta in quanto l’intervento si considera, nel suo complesso, una “nuova costruzione”. Bonus ristrutturazione: spetta in caso di ampliamento? Se la ristrutturazione avviene senza demolizione dell’edificio esistente ma con un suo ampliamento, la detrazione compete solo per le spese riferibili alla parte esistente in quanto l’ampliamento si configura come una “nuova costruzione”. Il contribuente, per usufruire della detrazione 50% sulla parte esistente, ha l’onere di mantenere distinte, in termini di fatturazione, le due tipologie di intervento o, in alternativa, essere in possesso di un’apposita attestazione che indichi gli importi riferibili a ciascuna tipologia di intervento, rilasciata dall’impresa di costruzione o ristrutturazione sotto la propria responsabilità, utilizzando criteri oggettivi. In caso di ristrutturazione con ampliamento di un box pertinenziale la detrazione 50% spetta anche per le spese relative all’ampliamento a condizione che lo stesso sia funzionale alla creazione di un nuovo posto auto. Infatti, nel caso delle pertinenze sono agevolati anche i lavori di ‘nuova costruzione’ : questo è il caso della costruzione ex novo del box auto (purché reso pertinenziale di una unità immobiliare) e la nuova costruzione di un garage, pertinenziale all’unità immobiliare.

La seconda vita degli pneumatici fuori uso: la versatilità della gomma riciclata in edilizia

14/06/2018
La gomma riciclata è una materia prima seconda dal grande valore, che trova nell’edilizia un settore di grande sviluppo. Offrire una seconda vita agli Pneumatici fuori uso, oltre ai vantaggi per l’ambiente, permette anche ai progettisti e ai tecnici di trovare e sperimentare nuove soluzioni flessibili e dalle ottime prestazioni. . In un approccio in cui ogni prodotto edilizio viene valutato in relazione all’intero ciclo di vita dei suoi componenti, l’utilizzo di prodotti riciclati – così come l’uso di materiali riciclabili – è una scelta sicuramente vantaggiosa. Si riciclano il vetro, la carta, il legno, i detriti, la plastica e molto altro, lavorando in vari modi questi scarti e dando loro una seconda vita, sia sotto forma di nuovi prodotti che di materie prime seconde. Tra i vari materiali, la gomma riciclata è una risorsa di valore, in quanto è in grado di mantenere moltissime proprietà inalterate anche dopo la sua trasformazione. Il decreto 152/2006 regola la raccolta e il recupero dei rifiuti e Ecopneus è un’associazione impegnata sulla maggior parte del territorio italiano nel recupero e trattamento dei pneumatici dismessi. Si può sempre ricavare qualcosa dal trattamento di questi rifiuti, che se non diventano nuovo materiale, permettono di recuperare energia grazie al loro elevato potere calorifico, Infatti, riescono, come anticipato, a mantenere intatte molte delle loro caratteristiche chimiche e fisiche anche dopo la trasformazione, che può avvenire attraverso diversi processi. L’operazione più diffusa è la macinazione meccanica, effettuata a temperatura ambiente, il cui risultato è granulato di gomma e polvere. Gli stessi prodotti si possono ottenere anche grazie all’uso dell’azoto liquido, lavorando meccanicamente a bassa temperatura o attraverso getti d’acqua con la giusta potenza. L’impiego in edilizia del granulato di gomma riciclata trova moltissime applicazioni differenti, anche grazie a caratteristiche quali la resistenza agli agenti organici (come muffe e batteri), alle escursioni termiche e agli agenti atmosferici. Inoltre, anche con il passare del tempo le prestazioni di questi materiali non calano, avendo un periodo di vita utile lungo. Uno dei principali utilizzi della gomma riciclata in edilizia consiste nella produzione di pannelli e prodotti isolanti. La gomma è elastica, fono assorbente e ha una buona resistenza termica: per queste caratteristiche è un ottimo materiale per la produzione di isolanti termici e acustici, impermeabilizzanti e materiali per assorbire le vibrazioni. Con la gomma riciclata, quindi, si possono produrre pannelli, tappetini e materassini che possono essere impiegati in diversi punti dell’edificio. Sono adatti all’isolamento di pareti perimetrali o divisori interni, possono essere utilizzati nelle pavimentazioni per combattere il rumore da calpestio oppure nelle coperture. I prodotti in gomma possono quindi essere posti in intercapedine, tra la pavimentazione e la parte strutturale dei solai o in contropareti e controsoffitti, così come possono essere indicati per l’isolamento acustico nei vani tecnici, isolando dal rumore degli impianti. Le prestazioni elevate di fonoassorbimento rendono questi prodotti adatti anche a ridurre l’inquinamento acustico, isolando la facciata e smorzando i rumori aerei.

Perchè è importante la casa per gli italiani?

08/06/2018
Sembra una banalità, ma per il 94% degli italiani la casa è importante. Per 4 italiani su 10 la propria abitazione rappresenta un rifugio dal mondo esterno. A dichiararlo sono i dati dell’osservatorio nazionale “casaDoxa”, che lancia un HUB di condivisione e confronto per tutti gli operatori di settore. Partendo dai dati sull’opinione dell’abitare di ciascuno di noi, attraverso interviste a tappeto a 6 mila italiani dislocati sull’intero territorio nazionale, “Siamo entrati nelle case degli italiani per capire come le scelgono, come le vivono, come le cambiano, come le vorrebbero…”- spiega Paola Caniglia, Retail Director di Doxa – “È nostro desiderio diventare un punto di riferimento per aziende, manager e professionisti del settore. Partendo proprio da un serbatoio unico di informazioni”. La casa per gli italiani, un presidio costante Oggi il 48% degli italiani trascorre più tempo in casa rispetto a 10 anni fa e non solo nelle ore serali. Un italiano su 3 è solito lavorare a casa e, di questi, il 70% lo fa anche più volte alla settimana. Tendenza diffusa fra tutte le classi d’età, inclusi gli over 54. Si tratta per lo più di lavoratori autonomi, ma non mancano i dipendenti (27%). Il 35% è composto da uomini, a conferma del fatto che “La casa è sempre meno appannaggio solo femminile e sempre più un luogo di espressione anche maschile, anche nell’organizzazione degli spazi abitativi e nella scelta degli arredi”, come precisa Paola Caniglia di Doxa. Insomma, la casa è sempre più polifunzionale e pronta ad interpretare al meglio le esigenze complesse di tutti i membri della famiglia, millennials compresi. La casa per gli italiani, il tema ‘green’ Il 75% degli intervistati si dichiara sensibile al tema green. E gli over 54 più di tutti, anche in un’ottica di protezione delle generazioni future (come dichiara il 33% del campione). Dai risultati di Casa Doxa risulta che il 78% degli intervistati mantiene in casa una temperatura non superiore ai 20° e il 71% stacca abitualmente le spine dei dispositivi non in carica, comportamenti a cui si lega anche l’acquisto di elettrodomestici di classe energetica elevata (86% degli intervistati) e lampadine led o a basso consumo (76%). La casa per gli italiani è sempre più smart con l’IoT Sul fronte della domotica emerge che quasi due terzi della popolazione è disposta ad investire nella smart home e negli oggetti ‘intelligenti’. Analizzando i dati Doxa emergono due maxi filoni per cui gli italiani si dichiarano disposti a mettere mano al portafoglio: sicurezza, soprattutto per impianti antintrusione e/o dispositivi per monitorare allagamenti, incendi o cortocircuiti; e comfort, ossia termostati/climatizzatori ed elettrodomestici. Tutto con l’obiettivo di limitare i consumi e gli sprechi energetici.

Amianto, Legambiente: ‘la fibra killer continua a minacciare salute e ambiente’

07/06/2018
Il pericolo amianto è ancora molto presente in Italia. I dati raccolti da Legambiente parlano chiaro: un censimento di 370mila strutture, di cui 50.744 sono edifici pubblici, 214.469 edifici privati e 20.296 siti industriali. A ben 26 anni dalla Legge 257/92, che ha messo al bando l’amianto nel nostro Paese, la fibra killer continua a incombere sulla salute dei cittadini e dell’ambiente. Dall’indagine risulta che: 370mila strutture, 20.296 sono siti industriali (quasi il triplo rispetto all’indagine del 2015), 50.744 sono edifici pubblici (+10% rispetto al 2015%), 214.469 sono edifici privati (+50% rispetto al 2015%), 65.593 le coperture in cemento amianto (+95% rispetto al 2015%) e 18.945 altra tipologia di siti (dieci volte di quanto censito nel 2015). Il numero esiguo di discariche presenti nelle Regioni incide sia sui costi di smaltimento che sui tempi di rimozione, senza tralasciare la diffusa pratica dell’abbandono incontrollato dei rifiuti. Non è più sostenibile l’esportazione all’estero dell’amianto rimosso nel nostro Paese, per questo è importante provvedere ad implementare l’impiantistica su tutto il territorio nazionale. Infine occorre ripristinare e rendere stabile e duraturo il sistema degli incentivi per la sostituzione eternit/fotovoltaico, visti gli importanti risultati ottenuti in passato è assurdo che questo strumento sia stato rimosso”. Un'ipotesi è quella di ripristinare il sistema degli incentivi per la sostituzione eternit/fotovoltaico, come fatto in passato. L’unico strumento efficace che ha portato ad esempio alla bonifica di 100.000 metri quadri di coperture e oltre 11 MWp di impianti fotovoltaici installati e connessi alla rete in tutta Italia.

PROSPETTI ESTERNI: COSA METTERE E PERCHÉ

29/05/2018
Una parete esterna non trattata in modo adeguato o in maniera troppo frettolosa e superficiale è destinata a rovinarsi in breve tempo. Cerchiamo di capire meglio di cosa parliamo quando facciamo riferimento ai prodotti da utilizzare per i prospetti esterni. Gli attuali rivestimenti per esterni si dividono in due grandi categorie e tre sottocategorie Quando parliamo di grandi categorie facciamo riferimento a: • rivestimenti a film sottile: (le pitture a base di quarzo, spessore 0.3 mm) Generalmente vengono denominati “verniciature” in resina, si tratta di applicazioni a rullo o airless di 2-3 mani di resina epossidica o poliuretanica di spessore estremamente ridotto. • rivestimenti a film spesso: (gli intonaci colorati, spessore minimo 1 mm) Hanno un’alta resistenza all’usura, ed elevate resistenze superficiali. Per quanto riguarda le sottocategorie, abbiamo: • acrilici: Buoni, mediamente traspiranti. Sono migliori quelli con certificato ANTIALGA ANTIMUFFE e che hanno una buona idrorepellenza. Buono il rapporto qualità prezzo, tutti i colori possono essere realizzati. • Silicati: Ottimi, con una buona traspirabilità, sono naturali e rispettano le norme della bioedilizia. Discreta idrorepellenza, qualche limitazione nei colori e discreto rapporto qualità/prezzo. • Silossanici: Ottimi, possono essere definiti TOP DI GAMMA, hanno una totale idrorepellenza e massima traspirabilità. Possono essere realizzati tutti i colori e hanno una massima azione su alghe e muffe.

TENDENZE PITTURA 2018: I COLORI E LE TIPOLOGIE DA PREFERIRE PER GLI AMBIENTI DI CASA

28/05/2018
Tra le nuove tendenze di arredamento 2018 per la casa, scopriamo pitture e colori da preferire per rinnovare tutti gli ambienti, basta poco per renderla accogliente, con stile. Ecco le soluzioni adatte al soggiorno, alla camera da letto e al bagno. Per un soggiorno di tendenza, preferite la pittura lavabile a cui aggiungerete i pigmenti del blu navy, del viola o del verde molto scuro. È un tipo di pittura molto resistente, che in realtà può essere utilizzata in qualsiasi ambiente della casa, a patto che la parete sulla quale si voglia applicare questo tipo di pittura sia totalmente esente da problemi di umidità. Ha un elevato potere coprente, è idrorepellente, ha una buona resa nel tempo ed è, appunto, lavabile: proprietà grazie alla quale eventuali macchie di sporco possono essere lavate dai muri senza asportare la pittura. Per quanto riguarda la zona notte le tendenze interior design 2018 ci suggeriscono di preferire uno stile minimal e formale. Le cromie ideali sono quelle del rosa e del beige, che donano un effetto rilassante e riposante. La lucentezza adatta al tipo di pittura della camera da letto è quella “a guscio d’uovo”: una lucentezza appena riconoscibile. Le tendenze design 2018 ci forniscono delucidazioni anche per quel che riguarda il bagno. Scegliete la pittura traspirante: è un tipo di pittura per interni concepita appositamente per resistere all’umidità. Il colore da preferire è in assoluto il bianco, per ovvie ragioni di pulizia e luminosità. Al massimo, si può optare per pitture dai colori tenui, come giallo o salmone.

ISOLAMENTO ACUSTICO DEL PAVIMENTO: ECCO LE MIGLIORI SOLUZIONI!

25/05/2018
L’isolamento acustico del pavimento è un fattore importantissimo per il benessere abitativo e, diciamolo, anche per il quieto vivere condominiale. Passi dei vicini, stridore dato dallo spostamento di mobili, tv, musica o il semplice vociare possono infatti diventare fattori di discordia e, in generale, diminuire la qualità del nostro vivere quotidiano. Ecco perché il fonoisolamento è così importante. La tecnologia oggi ci viene in soccorso, offrendo tante e diverse soluzioni e materiali isolanti. Oltre alla scelta dei materiali è importante ai fini di ottenere un buon risultato, anche la loro corretta posa in opera. Nell’individuare la soluzione più adatta si dovrà poi tenere conto delle caratteristiche del solaio portante su cui si andrà ad intervenire, ma vediamo nel dettaglio le soluzioni. Isolamento acustico con massetto galleggiante: È forse la soluzione più comune nel nostro Paese nell’ambito delle nuove costruzioni. Consiste nell’utilizzo di materiali resilienti, ossia prodotti che per caratteristiche elastiche riescono a smorzare la trasmissione di rumori e vibrazioni. In tal caso si utilizzano questi materiali per desolidarizzare del tutto massetto e pavimentazione dalle strutture al contorno. In commercio si trovano solitamente in forma di rotoli e pannelli da porre sotto al massetto, mentre per desolidarizzare il massetto dalle pareti si trovano sottoforma di strisce, tuttavia vi sono anche soluzioni di materiali elastici premiscelati da spruzzare. Isolamento acustico del pavimento con massetto a secco: Questa soluzione prevede l’utilizzo di pannelli in materiale fibroso ad alta densità o materiale granulare sfuso posto sopra al solaio portante e, sopra questo strato, l’utilizzo di lastre desolidarizzate dalle pareti verticali in cemento di 22 mm di spessore da installare come sottofondo a secco per pavimentazioni e che, se accoppiata con un pannello in lana di roccia, può rappresentare una soluzione per migliorare l’isolamento acustico del pavimento con la funzione di supportare la pavimentazione. Fonoisolamento con rivestimenti a pavimento: Tale soluzione interviene direttamente nello strato del massetto o del pavimento, utilizzando dei rivestimenti resilienti con elevate prestazioni anticalpestio. In commercio si trovano pavimentazioni resilienti in diverse finiture, in alternativa si possono utilizzare tappeti e moquette da porre, come dicevamo, al di sopra dello strato esistente. Controssoffiti e contropareti in materiale fonoassorbente: Laddove è impossibile intervenire sul solaio, l’alternativa è rappresentata dall’utilizzo di controsoffitti a secco e materiale fonoassorbente in intercapedine. Laddove il mancato isolamento delle pareti verticali comportasse un persistere del problema si può intervenire anche su queste, mediante l’utilizzo di contropareti fonoisolanti.

Riscaldamento a pavimento: Ecco tutto quello che bisogna sapere!

23/05/2018
Per prima cosa bisogna sapere che esistono principalmente due tipi di impianti di riscaldamento a pavimento. Il primo tipo di impianto a pavimento funziona tramite dei cavi elettrici che sfruttano il calore generato dall’energia elettrica. Il secondo tipo d’impianto radiante a pavimento genera calore attraverso dei tubi in cui viene fatta circolare acqua calda. Naturalmente entrambi gli impianti di riscaldamento a pavimento vengono installati sotto la pavimentazione. Generalmente il riscaldamento a pavimento elettrico comporta minori costi d’installazione ma è più costoso da gestire. È quindi l’ideale per riscaldare piccole aree. Al contrario l’impianto a pavimento ad acqua, è meno costoso da gestire e quindi è la soluzione migliore se desideri riscaldare grandi aree o l’intera casa. Naturalmente a seconda dell’alimentazione del riscaldamento radiante cambia anche la modalità di approvvigionamento di energia per far funzionare l’impianto a pavimento. Il riscaldamento a pavimento elettrico viene in genere allacciato alla fornitura di energia elettrica domestica mentre il riscaldamento a pavimento ad acqua ha bisogno necessariamente di un boiler o una caldaia per riscaldare l’acqua da far circolare nelle tubazioni. Per questo motivo un impianto di riscaldamento a pavimento ad acqua può avere costi di installazione molto più elevati rispetto a quello elettrico. Il funzionamento degli impianti di riscaldamento a pavimento ti permette di controllare più facilmente la temperatura che rimarrà anche più costante. Non sentirai il rumore tipico degli altri impianti di riscaldamento. Ma, soprattutto, un impianto di riscaldamento a pavimento ti permetterà di risparmiare sul riscaldamento. Oltre al risparmiare sul riscaldamento ci sono molti vantaggi nell’utilizzare questo tipo di riscaldamento radiante. Per prima cosa il riscaldamento a pavimento non ha bisogno di sfoghi d’aria o altro e quindi ti consente una maggiore flessibilità nell’arredare liberamente i tuoi interni. Inoltre il calore è distribuito in tutta la stanza in modo più uniforme creando una condizione ottimale, difficilmente replicabile da altri impianti di riscaldamento. Il calore generato da un sistema di riscaldamento a pavimento garantisce infatti un'esperienza qualitativamente diversa da quella che si ottiene con impianti di riscaldamento che funzionano ad intermittenza per generare calore. Una volta settati i parametri ottimali non dovrai passare le giornate ad armeggiare con il termostato. Infine i tradizionali radiatori riscaldano la zona immediatamente circostante e il calore finisce per essere disperso verso l'alto e lontano dalla zona desiderata. Questo significa che i radiatori richiedono una temperatura più elevata per riscaldare casa in modo efficace. Inoltre se desideri riscaldare solo determinate aree della casa, come ad esempio un bagno o una piccola stanza, esistono sistemi radianti a pavimento elettrici sotto forma di piccole stuoie da installare facilmente sotto il pavimento. Questa soluzione è adatta solo a piccole aree domestiche ma in compenso non ti costringerà a rifare tutta la pavimentazione; il livello del pavimento si alzerà solamente di qualche centimetro. Infine considerando il risparmio per riscaldare casa è bene considerare che recupererai il tuo investimento nel lungo termine. Tuttavia risparmiare sul riscaldamento non è il solo vantaggio economico che un impianto a riscaldamento può garantirti. Infatti la valutazione della tua casa può migliorare sensibilmente e in caso di vendita ti sarà molto più facile attirare potenziali acquirenti.

Detrazioni fiscali ecobonus, il Fisco spiega come cederle

22/05/2018
Ecobonus, come funziona la cessione del credito Il meccanismo della cessione del credito corrispondente alla detrazione fiscale per la riqualificazione energetica degli edifici è stato introdotto inizialmente per favorire i condòmini incapienti, che altrimenti non avrebbero potuto partecipare alla riqualificazione delle parti comuni dei condomìni. La possibilità di optare per la cessione del credito oggi non è limitata solo agli interventi sulle parti comuni dei condomìni, ma vale anche per quelli sulle singole unità immobiliari. Per quanto riguarda il condominio, tutti i condòmini possono optare per la cessione del credito corrispondente all’Ecobonus a favore dei fornitori che hanno effettuato gli interventi o ad altri soggetti privati, ma non alle banche o ad altri intermediari finanziari. I condòmini incapienti, rientranti cioè nella “no tax area”, (con meno di 8mila euro di reddito nel 2017) possono invece cedere il credito di imposta corrispondente alla detrazione anche a banche o ad altri intermediari finanziari. La normativa è stata formulata in modo vago, tale da non consentire di individuare con precisione i soggetti privati e gli intermediari finanziari cui cedere l’Ecobonus. La circolare dell’Agenzia delle Entrate, annunciata a fine aprile dal viceministro del Tesoro Enrico Morando, mira quindi a rendere facile e immediata l’applicazione delle regole sulla cessione del credito.

COSTRUIRE CASA. Lunghi tempi d’esecuzione: qual è il motivo?

18/05/2018
Tralasciando la burocrazia che ci impone tempi biblici – solo in Italia un permesso di costruire può richiedere più di una gestazione – al giorno d’oggi intraprendere l’avventura di costruirsi una casa pone molti dubbi sui tempi d’esecuzione. Tempi che, diventando insostenibili, talvolta portano il committente a desistere ovvero a pensarci bene prima di iniziare un’esperienza che potrebbe diventare indelebile! Argomentazioni che taluni professionisti del marketing hanno sapientemente e indissolubilmente legato ai sistemi cosiddetti a umido. Insomma, per dirla in poche parole, si sostiene che solo ed unicamente le case assemblate assicurano tempi certi e brevi, creando un vero e proprio valore aggiunto. Costruire casa: i tempi lunghi dipendono dal sistema costruttivo? Ma siamo davvero certi che i tempi d’esecuzione dipendono dal sistema costruttivo? È corretto affermare che i sistemi a secco sono i più veloci? Assolutamente NO! Purtroppo, come spesso accade, le verità vengono celate dietro a fantasmagorici slogan che volutamente non entrano nei dettagli e noi, bombardati da informazioni spesso superficiali, perdiamo di vista i fondamentali. Pensiamoci bene, dal progetto esecutivo definito in studio (tecnico) alla fine dei lavori cosa succede nel 99% dei casi? VARIANTI! Che spesso e volentieri scaturiscono da esigenze di committenza che portano ad aggiunte e/o spostamenti. Un’esigenza che deriva, purtroppo, da un consolidato modus operandi. Una necessità non avallata nei sistemi a secco che, come vincolo contrattuale a progetto esecutivo firmato, vietano ogni possibile modifica. Altresì contemplano una figura professionale, detta gestore di commessa, che si prende carico del coordinamento di tutte le figure, fornitori e artigiani, coinvolte nella realizzazione dell’opera.

Pareti divisorie, le soluzioni per ristrutturare gli spazi interni.

16/05/2018
La ristrutturazione di un appartamento spesso presuppone il restyling degli interni attraverso una nuova distribuzione degli spazi interni e la creazione ex-novo di pareti divisorie. Nella ristrutturazione di appartamenti non molto ampi, i progettisti spesso suggeriscono di sfruttare al meglio lo spazio a disposizione optando per pareti divisorie molto sottili e poco ingombranti grazie a lastre in cartongesso o pannelli prefabbricati. Qualora si voglia dividere gli spazi solo all’occorrenza, senza una soluzione fissa, si possono scegliere le pareti mobili. Pareti divisorie: suddivisione degli spazi con soluzioni a secco Grazie agli elementi divisori, è possibile definire gli ambienti e sfruttare al meglio lo spazio che si ha disposizione. Se si preferisce optare per metodi poco invasivi e soprattutto veloci, è utile ricorrere a soluzioni a secco che non implicano nel processo di assemblaggio l’utilizzo dell’acqua o l’impiego di materiali di connessione che necessitino di consolidarsi dopo la posa. Scegliendo soluzioni a secco o prefabbricate, è necessario che si predisponga il collegamento e l’integrazione tra i vari elementi costruttivi, per permettere di rendere gli elementi facilmente collegabili e favorire una veloce posa in opera e un futuro smontaggio e riutilizzo. Ad esempio, per realizzare una parte in cartongesso è necessario predisporre una struttura portante in metallo in cui inserire i pannelli in cartongesso. Quando si opta ‘soluzioni a secco’, è possibile ridurre i tempi e i costi di costruzione senza che ciò comporti una perdita di prestazioni.

Barriere architettoniche, pronti 180 milioni di euro per gli edifici privati

16/05/2018
È stato pubblicato sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il DM 67 del 27 febbraio 2018, che ripartisce il Fondo speciale per l’eliminazione ed il superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati. Le risorse ammontano a 180 milioni di euro per gli anni dal 2017 al 2020 e sono assegnate a: Abruzzo 4,4 milioni, Basilicata 15,2 milioni, Campania 13,5 milioni, Emilia-Romagna 29,3 milioni, Lazio 19,2 milioni, Liguria 275 mila euro, Lombardia 25,3 milioni, Marche 11,3 milioni, Molise 1,1 milioni, Piemonte 25,7 milioni, Puglia 4 milioni, Sardegna 3,2 milioni, Sicilia 4,4 milioni, Toscana 2,9 milioni, Umbria 11 milioni, Veneto 8,4 milioni. Le risorse arrivano dal Fondo Investimenti previsto dall’art. 1, comma 140 della Legge di Bilancio 2017, che rifinanzia la Legge 13/1989 ‘Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati’, che non veniva rifinanziata dal 2003. I 180 milioni di euro assegnati alle Regioni coprono buona parte dei fabbisogni inevasi fino al 2017, segnalati negli ultimi mesi dalle Regioni al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Le Regioni ripartiranno i finanziamenti tra i Comuni richiedenti per contribuire alle spese dei privati cittadini. L’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati potrà essere rifinanziata nei limiti delle risorse eventualmente disponibili a seguito del riparto del Fondo Investimenti, così come rifinanziato dall’art. 1, comma 1072 della Legge di Bilancio 2018. Insieme al DM 67 del 27 febbraio 2018 è stato pubblicato il parere dell’Avvocatura Generale dello Stato, protocollo 125555 del 10 settembre 2015, relativo all’eventuale spettanza agli eredi o al tutore che abbiano sostenuto le spese, del contributo economico per la realizzazione di opere finalizzate all’eliminazione delle barriere architettoniche nel caso in cui si verifichi il decesso del portatore di handicap. Il decreto entrerà in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione, cioè il 29 maggio 2018.

Bonus ristrutturazioni: se fai i lavori da solo, per quali spese vale? Puoi fare i lavori in proprio, e questo lo sapevamo. Ma cosa puoi detrarre al 50%? La comunicazione dell'Agenzia delle Entrate.

15/05/2018
Il Bonus ristrutturazioni, relativo alle spese sostenute per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir), spetta anche a chi esegue da solo i lavori sull’immobile anche se solo limitatamente alle spese fatte per i materiali utilizzati (cfr circolare n. 121 dell’11 maggio 1998, paragrafo 2.4 e circolare n. 122 del 1° giugno 1999, paragrafo 4.1). L’Agenzia delle Entrate ha inoltre ribadito che chi ristruttura la casa in proprio può usufruire della detrazione 50%, ma solo per le spese sostenute per comprare i materiali utilizzati. Ristrutturazioni 50% per l’edilizia libera L’Agenzia delle Entrate contempla espressamente anche il caso in cui, senza un titolo abilitativo, si può usufruire della detrazione 50% per le ristrutturazioni. Cosa bisogna fare? – serve una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui deve essere indicata la data di inizio dei lavori; – bisogna attestare che gli interventi di ristrutturazione rientrano tra gli agevolabili; – bisogna conservare le fatture legate agli interventi; – bisogna effettuare i pagamenti tramite bonifico parlante. Per ulteriori informazioni Bonus ristrutturazioni vi ricordiamo che l’Agenzia delle entrate ha pubblicato una Guida apposita, che trovi cliccando qui. Una cosa interessante consiste nel fatto che le detrazione 50% ristrutturazione e gli interventi di recupero del patrimonio edilizio spettano anche al convivente di fatto, di qualsiasi sesso. Lo dice la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate 28 luglio 2016, n. 64/E. Leggi Detrazione 50 % ristrutturazione: in tutte le unioni civili valgono per entrambe le parti.

Ecobonus, quando è possibile sfruttarlo per riqualificare il sottotetto

15/05/2018
Alcuni interventi di recupero di un sottotetto possono usufruire delle detrazioni per la riqualificazione energetica se rispettano determinate condizioni. Come ha ricordato l’Enea, il discriminante è l’abitabilità del sottotetto e la presenza o meno del riscaldamento. Ecobonus e recupero del sottotetto Se si prevede il recupero di un sottotetto non abitabile e non riscaldato, i lavori che comprendono l'isolamento delle falde di copertura del tetto per rendere confortevole l'alloggio non possono avvalersi dell’ecobonus 65%. Per avvalersi della detrazione sulla coibentazione di un tetto è necessario, in linea generale, che il sottotetto sia abitabile e riscaldato. Se, invece, è non abitabile o addirittura non praticabile e di dimensioni tanto esigue da potersi considerare un’intercapedine facente tutt’uno con la copertura e con il solaio orizzontale che delimita una zona sottostante riscaldata, occorre che il tecnico asseveri questa circostanza, ossia che il sottotetto forma un corpo unico con tetto e solaio in modo da considerare il rispetto della trasmittanza complessiva copertura-sottotetto-solaio per consentire la detrazione. Infine, se il sottotetto è praticabile ma non abitabile e non riscaldato, è agevolabile la coibentazione tra solaio e ambienti sottostanti riscaldati ma non tra falde della copertura e sottotetto non riscaldato: la normativa, infatti, si limita ad agevolare la protezione di ambienti riscaldati verso l’esterno o verso vani non riscaldati.

Detrazioni fiscali per l’efficienza energetica anche ai ruderi

14/05/2018
Ecobonus anche per gli interventi di riqualificazione energetica sulle unità collabenti, per l’installazione di impianti di riscaldamento centralizzato e per i lavori di risparmio energetico effettuati in concomitanza agli ampliamenti volumetrici. Sono alcune delle spiegazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate con la circolare 7/E/2018, contenente la guida alla dichiarazione dei redditi. Efficienza energetica nelle unità collabenti L’Agenzia delle Entrate ha ricordato che l’agevolazione è ammessa se gli interventi sono realizzati su edifici esistenti situati nel territorio dello Stato. La prova dell’esistenza dell’edificio è fornita dall’iscrizione in Catasto o dalla richiesta di accatastamento e dal pagamento dell’Imu, se dovuta. Per usufruire dell’Ecobonus non conta la categoria catastale. La detrazione spetta quindi anche agli immobili rurali e strumentali all’attività di impresa o professionale. Sulla base di queste considerazioni, anche gli interventi realizzati sugli edifici classificati nella categoria catastale F2 (unità collabenti) possono ottenere l’Ecobonus. Pur trattandosi di una categoria riferita a fabbricati totalmente o parzialmente inagibili e non produttivi di reddito, le unità collabenti iscritte al Catasto possono essere considerate esistenti. Un’altra condizione perché le unità collabenti ottengano l’Ecobonus è che siano dotate di un impianto di riscaldamento. Non è invece necessario che l’impianto sia funzionante. È sufficiente dimostrare che l’impianto è situato negli ambienti nei quali sono effettuati gli interventi di riqualificazione energetica.

Bonus ristrutturazione, ok agli interventi di risparmio energetico senza opere edilizie

09/08/2018
Bonus ristrutturazioni e impianto fotovoltaico: La circolare spiega che tra gli interventi per il conseguimento del risparmio energetico rientra l’installazione di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, in quanto basato sull’impiego della fonte solare e, quindi, sull’impiego di fonti rinnovabili di energia. L’agevolazione spetta anche se non si sono realizzati lavori edili; in questo caso è necessario che si acquisisca la scheda tecnica del produttore che attestanti il conseguimento di risparmi energetici in applicazione della normativa vigente in materia. Per usufruire della detrazione è comunque necessario che l’impianto sia installato per far fronte ai bisogni energetici dell’abitazione (cioè per usi domestici, di illuminazione, alimentazione di apparecchi elettrici, ecc.) e, quindi, che lo stesso sia posto direttamente al servizio dell’abitazione. Per tali interventi, la detrazione è cumulabile con il meccanismo dello scambio sul posto e del ritiro dedicato a condizione che l’impianto installato sia posto direttamente al servizio dell’abitazione. Tale intervento, invece, non è cumulabile con la tariffa incentivante. L’agevolazione non spetta qualora la cessione dell’energia prodotta in eccesso configuri esercizio di attività commerciale come, ad esempio, nell’ipotesi di impianto con potenza superiore a 20 kw e di impianto con potenza non superiore a 20 kw che non sia posto a servizio dell’abitazione.

Vuoi ottimizzare l’isolamento termico e acustico della tua casa? Il Cappotto Termico è la soluzione!

03/05/2018
Il cappotto termico, detto anche isolamento a cappotto, consiste in una serie di strati isolanti applicati esternamente o internamente agli edifici in modo tale da garantire un isolamento, sia termico che acustico, completo. È un sistema che, se applicato correttamente, permette un notevole risparmio energetico, mantenendo alte temperature interne durante l’inverno e impedendo al calore dei raggi esterni di penetrare negli ambienti in estate. Inoltre, dotando la tua casa di un cappotto termico, aumenterai il suo valore nel mercato immobiliare. Esistono due tipi di isolamento a cappotto: quello interno: consiste nel disporre i pannelli isolanti, di spessore ridotto rispetto a quelli esterni, sulle pareti interne delle abitazioni; e quello esterno: è un tipo di applicazione diffusa, in particolare in piccoli edifici o in ville unifamiliari, ma è largamente usata anche per le facciate dei condomini. L’isolamento esterno può però risultare molto costoso per diversi motivi: ad esempio, se l’edificio è alto, ci saranno delle difficoltà nel posizionare i pannelli e questo lavoro potrà richiedere tempi più lunghi. Inoltre, è necessario un quantitativo di materiale maggiore per coprire le superfici esterne e quindi i costi risulteranno più alti rispetto al cappotto interno. Esistono principalmente due tipi di materiali usati: quelli sintetici (polistirene, espanso o estruso “ESP e XPS”, e il PVC.) e quelli naturali/minerali (fibra di legno o vetro, sughero e lana di roccia.)

Arredare col profumo

27/04/2018
Non solo moda e, di sicuro, non solo elemento decorativo: negli ultimi tempi, le candele profumate stanno conquistando un ruolo centrale anche nelle tendenze di arredamento degli italiani, grazie anche alla diffusione sul mercato di prodotti sempre più orientati a combinare la profumazione con un tocco estetico decisamente marcato. perché offrono sia una gradevole profumazione che un senso di pace e relax grazie alle loro caratteristiche aromaterapiche, perfette per aumentare il benessere domestico. Ci sono però delle piccole regole da rispettare, quando si parla di candele profumate, perché andrebbero abbinate al meglio il "gusto" e la fragranza con l'ambiente in cui intendiamo accendere e posizionare il prodotto. Se l'obiettivo è ottenere il massimo del relax si può optare per l'intramontabile lavanda, che resta un classico infallibile, oppure per un più innovativo bouquet di note aromatiche o, ancora, per candele che contengano tracce di incenso. Si chiama invece "agrume" l'ingrediente segreto per le persone alla ricerca di una carica di energia e buonumore, declinato ovviamente in varie tipologie: il limone si fa apprezzare per la persistenza dell'aroma e per la sferzata immediata di positività che regala, mentre l'arancia crea un clima molto autunnale Ultimi suggerimenti sono quelli legati agli abbinamenti tra profumi e stagioni: per la primavera che è già iniziata si rivela perfetto un profumo fresco di erba tagliata, mentre per l'estate è più indicato un diffusore di note marine; anche l'autunno ha il suo gusto specifico, come quello delle castagne o quello dell'uva e del vino, e infine per l'inverno si può scegliere un profumo di abete e betulla affumicata.

Ristrutturazioni, ok al bonus per il balcone che diventa veranda

04/04/2018
La trasformazione di un balcone in una veranda rientra tra gli interventi ammessi alla detrazione 50% prevista dal Bonus ristrutturazione. Bonus ristrutturazioni: gli interventi sulle verande Normalmente la veranda amplia lo spazio vivibile di un’abitazione ed è destinata ad un uso prolungato nel tempo. Infatti, secondo le 42 definizioni standard, la Veranda è un “locale o spazio coperto avente le caratteristiche di loggiato, balcone, terrazza o portico, chiuso sui lati da superfici vetrate o con elementi trasparenti e impermeabili, parzialmente o totalmente apribili”. Ferma restando la conformità alle normative edilizie locali, gli interventi sulle verande accedono alla detrazione Irpef del 50%: - se vengono introdotte innovazioni rispetto alla situazione precedente; - in caso di nuova costruzione con demolizione del muro che dà sul balcone creando aumento di superficie lorda di pavimento; - in caso di trasformazione di balcone in veranda. Ristrutturazioni: i lavori agevolabili su terrazzi e balconi Secondo le 42 definizioni standard il balcone è un ‘elemento edilizio praticabile e aperto su almeno due lati, a sviluppo orizzontale in aggetto, munito di ringhiera o parapetto e direttamente accessibile da uno o più locali interni. Nelle definizioni standard la terrazza viene definita come un “elemento edilizio scoperto e praticabile, realizzato a copertura di parti dell’edificio, munito di ringhiera o parapetto, direttamente accessibile da uno o più locali interni”. Rientrano tra gli interventi ammessi alla detrazione 50% prevista dal bonus ristrutturazione anche: - il rifacimento completo con caratteristiche diverse da quelle preesistenti (dimensioni o piano) di un terrazzo; - la realizzazione di un balcone; - il rifacimento del balcone con altro avente caratteri diversi (materiali, finiture e colori) da quelli preesistenti e nuova costruzione. SCARICA LA GUIDA DI EDILPORTALE AL BONUS RISTRUTTURAZIONI Detrazioni fiscali ristrutturazione: le regole del bonus Grazie al bonus ristrutturazione è possibile detrarre dall’Irpef il 50% delle spese sostenute fino al 31 dicembre 2018, con un limite massimo di 96mila euro, per ristrutturare le abitazioni e le parti comuni degli edifici condominiali. La detrazione è ripartita in dieci quote annuali di pari importo. Sono detraibili le spese sostenute per lavori di: manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali e sulle loro pertinenze. Quando gli interventi di ristrutturazione sono realizzati su immobili residenziali adibiti promiscuamente all’esercizio di un’attività commerciale, dell’arte o della professione, la detrazione spetta nella misura ridotta del 50%. I pagamenti devono avvenire con bonifico bancario o postale da cui risulti la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il codice fiscale o il numero di partita Iva del beneficiario del pagamento. Oltre alle spese per i lavori, sono incentivate anche quelle per la progettazione, l’acquisto dei materiali, la gestione delle pratiche, le perizie e gli oneri di urbanizzazione. Verande e balconi: le autorizzazioni richieste La trasformazione di un balcone in una veranda comporta la creazione di un nuovo volume e determina un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente; di conseguenza è necessario chiedere un titolo abilitativo, che nella maggior parte dei casi consiste nel Permesso di costruire. Oltre al titolo abilitativo è necessario verificare che l’immobile abbia ancora della volumetria residua, che siano rispettati i rapporti di superficie aereo illuminante stabiliti dal regolamento d’igiene, siano rispettate le verifiche statiche e antisismiche ed eventuali altre norme contenute nel proprio regolamento comunale e, talvolta, nel regolamento condominiale. La realizzazione di un balcone ex-novo e l'ampliamento di un terrazzo implicano un aumento della superficie accessoria e modificano i prospetti, di conseguenza sono interventi di ristrutturazione edilizia e richiedono, come ha spesso ricordato la giurisprudenza, come titolo abilitativo il permesso di costruire. Inoltre, bisogna considerare il regolamento edilizio del proprio Comune e il regolamento condominale. La realizzazione del balcone è vietata se ciò mette in pericolo o pregiudica la stabilità dell’edificio o lede il decoro architettonico dell’edificio.